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Si delinea la strategia di rilancio della Popolare di Bari, con un aggiornamento del piano industriale che punta su ritorno alla redditività, fissa standard di liquidità e patrimonio, e guarda a un modello di business fatto di innovazione e «rivoluzione» meritocratica per mettersi alle spalle gli scandali passati che anno determinato il crac e il salvataggio pubblico.

Aiutato da 1,6 miliardi di fondi pubblici-privati e due miliardi di crediti cattivi ceduti al Tesoro, ma con un patrimonio netto che era ancora negativo un anno fa, la popolare divenuta spa la scorsa estate, controllata con Cassa di Risparmio di Orvieto da Mediocredito centrale, ha definito a ottobre la nuova governance, con presidente Gianni De Gennaro e amministratore delegato Giampiero Bergami. Ora tocca al progetto di farne la ‘banca per il Sud’ promessa dalla politica. Una nota sul piano aggiornato – presentato  dal management (incluso l’a.d. di Mcc, Bernardo Mattarella) ai dipendenti della Bari e dell’istituto toscano – non fornisce indicazioni sull’idea di farne un polo aggregante di altre banche di piccole dimensioni, né target numerici sui conti, ma indica cinque linee strategiche principali: «il riposizionamento strategico nel tessuto economico-sociale di riferimento, una focalizzazione su famiglie e pmi, il rilancio della controllata Cassa di Risparmio di Orvieto, il ritorno alla redditività e il mantenimento di adeguati livelli di liquidità e di solidità patrimoniale». «Grazie alla nuova governance intendiamo diventare il motore economico e sociale per lo sviluppo attivo del territorio», afferma l’a.d. Bergami. Il modello di business guarda – si legge nella nota – a modelli «innovativi e digitali» e open banking e punta a fare delle due banche «facilitatori e aggregatori di interessi sia nella filiera istituzionale di Mcc sia, nei territori di riferimento, per i settori merceologici dell’agrifood e del turismo» con focus sulle pmi. ì


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