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Una lettera-appello indirizzata al presidente del consiglio Mario Draghi e ai ministri dell’Istruzione, Patrizio Bianchi e della Salute, Roberto Speranza, per la difesa del diritto all’istruzione di tutti i bambini e i ragazzi pugliesi. È quanto è stato scritto e inviato, quest’oggi, dal coordinamento “La scuola che vogliamo – scuole diffuse in Puglia”, a seguito delle recenti dichiarazioni del presidente della Regione Emiliano sulla volontà di prolungare fino al 15 maggio la validità dell’ordinanza sulla frequenza scolastica, che prevede la libera scelta tra la didattica in presenza e quella a distanza.

“Siamo a scrivervi appellandoci ancora una volta a voi e alle leggi dello Stato per segnalarvi il “caso Puglia” che da mesi sta mettendo in seria difficoltà le famiglie di migliaia di ragazzi a cui, nei fatti, si continua a negare il diritto all’Istruzione – scrive il coordinamento di genitori e docenti – Ancora oggi, dopo le dichiarazioni del presidente Draghi a difesa della scuola come servizio pubblico essenziale anche in zona rossa, in Puglia si attende la quattordicesima ordinanza del presidente della Regione che ancora una volta annuncia la sua determinazione non soltanto a confermare la “didattica a scelta” per le famiglie ma addirittura a considerare di confermare (in questo caso in controtendenza rispetto agli orientamenti del governo) la didattica a distanza per tutti gli studenti di seconda e terza media e della scuola secondaria di secondo grado”.

Nell’appello si precisa che la comunità non nega la presenza e la pericolosità del virus e delle sue varianti, tuttavia, non vuole scendere a compromessi rispetto ad un governo regionale che, secondo quanto riportato, “non riesce a contemperare adeguatamente il diritto alla salute con quello al lavoro e all’istruzione”. Il coordinamento ricorda che, nella regione, il tasso di dispersione e di abbandono scolastico, già critico prima della pandemia, è addirittura raddoppiato negli ultimi mesi, con le gravi conseguenze che ciò comporta sui fenomeni di devianza che interessano, sempre più spesso, la comunità dei ragazzi pugliesi.

“Denunciamo direttamente a voi la catastrofe educativa in cui stiamo precipitando da mesi – scrivono – e il nostro sconforto nel vedere che ancora oggi il nostro presidente di Regione chiede al ministro della Salute di alleggerire le norme relative alle zone rosse per le attività commerciali contenute nei decreti e di contro ne contraddice lo spirito profondo che li anima proprio a salvaguardia non solo del principio di coesione sociale ma soprattutto di difesa dei più fragili, i più giovani”. Nella lettera, docenti e genitori riuniti chiedono al governo di “riportare in Puglia la pace e la giustizia perché – si legge ancora – non può esserci democrazia senza regole e leggi chiare per tutte e per tutti”.

Intanto, secondo la bozza del nuovo decreto legge atteso in Consiglio dei ministri per la giornata di domani (e che conterrà misure in vigore, in maniera scaglionata, dal 26 aprile al 31 luglio), le scuole superiori potranno adottare “forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica” affinché sia garantita, in zona rossa, la presenza “ad almeno il 50% e fino a un massimo del 75%, della popolazione studentesca”, mentre in zona gialla e arancione la didattica in presenza deve essere garantita “ad almeno il 60% e fino al 100% della popolazione studentesca”.

Disposizioni che, una volta approvate, non potranno prevedere deroghe da parte di provvedimenti dei presidenti delle singole Regioni, fatto salvo casi di “eccezionale e straordinaria gravità” dovuti al Covid19.


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