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 Tutto da rifare. Le supplenze assegnate il 3 settembre con provvedimento dell’Ufficio scolastico provinciale devono essere tutte riassegnate. Stiamo parlando di 4300 docenti sulle province di Bari e della Bat, molti avevano già preso servizio nelle scuole, firmato i contratti, conosciuto i colleghi.

“Si sono evidenziati – si legge nella circolare dell’Usr provinciale –  limitati errori sulle disponibilità con conseguente sovrapposizione di docenti, e sulla non assegnazione degli incarichi ai destinatari di riserva di legge L.68/99, in particolare nel I e II grado. Si rende quindi necessario annullare, in autotutela, il provvedimento del 3 settembre per consentire il ripristino  delle corrette individuazioni. Le mail ricevute da codeste scuole e dagli aspiranti sono da considerarsi annullate. Gli esiti della nuova elaborazione, dopo le necessarie ulteriori verifiche, saranno pubblicati entro mercoledì 8 settembre 2021 e comunque in tempo utile per l’avvio delle lezioni”.

A causare questo problema il nuovo algoritmo ministeriale, in particolare sul sostegno. Casi simili anche in altre province italiane.

Insomma, il caos. Tutto da rifare a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno. Il rischio è che le scuole, a questo punto, possano cominciare o con cattedre vuote o con docenti che prendono servizio senza conoscere minimamente colleghi e istituto. Il nuovo anno comincia in Puglia il 20 settembre ma la maggior parte degli istituti ha anticipato l’inizio tra il 13 e il 15 settembre.

In mattinata si è tenuto un incontro con i sindacati e l’Usp in cui è stato chiesto di velocizzare il possibile i tempi di riassegnazione. “Ora – spiega Ezio Falco, segretario generale Cgil Scuola Bari –  stanno cercando di limitare una parte del problema, ovvero quello delle disponibilità errate, casi di docenti che sono andati in due su un unico posto e si sono presentati a scuola ma non c’era la disponibilità. Ma l’errore principale, dovuto però a questo algoritmo, è il mancato inserimento dei titolari di riserva, i docenti con invalidità, che avevano diritto al posto”.


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