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Non tutta l’acqua immessa negli acquedotti italiani viene effettivamente erogata nelle case dei cittadini. Un peccato, se si considera la carenza di precipitazioni e gli invasi a secco. Secondo il report annuale dell’Istat, in Italia nel 2020 sono andati persi 41 metri cubi al giorno per km di rete nei capoluoghi, cioè il 36,2%.

Ci sono dei Comuni però che fanno peggio della media nazionale, uno di questi è Bari. Già dal rilevamento del 2018 era apparso evidente le difficoltà nella gestione ottimale dell’acqua: a Bari le stime si aggirano tra il 46% e il 50% delle perdite (confermato poi nel 2020, come mostra il grafico in basso). Un episodio eclatante, lo scorso 17 febbraio 2022, fu l’esplosione sotterranea avvertita in almeno due quartieri. Ma potrebbero essere tanti i buchi “invisibili”.

Cagliari, Messina e Catania presentano le situazioni più problematiche, con dispersioni superiori alla metà dell’acqua immessa in rete. Le condizioni di massima criticità, con valori superiori al 65%, sono state registrate a Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%). In sette capoluoghi i valori dell’indicatore sono inferiori al 15%: Macerata (9,8%), Pavia (11,8%), Como (12,2%), Biella (12,8%), Milano (13,5%), Livorno (13,5%) e Pordenone (14,3%).

Nel 2020, ben 11 Comuni capoluogo di provincia, localizzati tutti nel Mezzogiorno, hanno fatto ricorso a misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile, disponendo la riduzione o sospensione dell’erogazione idrica. Una situazione che è peggiorata nel 2022, e ad esempio Milano ha iniziato a limitare gli approvvigionamenti alle fontane in vista della razionalizzazione con un’estate torbida.


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