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Tumori al seno, 60mila nuovi casi all’anno. E sulla prevenzione forte disparità tra Nord e Sud

Pubblicato da: redazione | Sab, 15 Ottobre 2022 - 16:00
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Con 60mila nuovi casi quest’anno, il tumore al seno si conferma la prima tra le neoplasie femminili, rappresentando quasi il 45% di tutte le neoplasie che colpiscono le donne e circa il 15% dei tumori diagnosticati in Italia. Sebbene i dati sulla sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi collochino l’Italia tra i primi Paesi europei, l’aumento dei tumori femminili, da quello al seno ai più preoccupanti tumori del polmone e della vescica, mettono in allerta gli esperti che tornano a ribadire la necessità di potenziare la prevenzione attraverso i medici di base che in primis devono sollecitare i controlli e attraverso un rafforzamento dei servizi territoriali lungo tutta la penisola dove si registra ancora una disuguaglianza tra Nord e Sud.

Il monito in particolare arriva da Giuseppe Petrella, oncologo e professore ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Tor Vergata di Roma, che in occasione del mese della prevenzione per il tumore al seno lancia con Consulcesi il nuovo corso di formazione Ecm “Patologia mammaria: prevenzione, diagnosi e terapia – la storia di Francesca”. Ne dà notizia l’Ansa.

In Italia si muore meno di tumori dunque, ma principalmente dove la prevenzione funziona, ossia nelle regioni settentrionali. A confermarlo è l’ultimo report dell’Osservatoriosalute 2021 secondo cui il Meridione ancora sconta “ritardi nell’implementazione dei programmi di screening e una prevalenza più sfavorevole per alcuni fattori di rischio oncologico rilevanti, quali fumo e obesità”, che aggiunge: “le regioni meridionali si avviano a diventare quelle a mortalità e incidenza più alta per alcuni tumori frequenti.”

Ma la maggiore mortalità al Sud potrebbe essere verosimilmente influenzata per gli esperti da una molteplicità di aspetti, tra cui una minore adesione agli screening mammografici: secondo quanto riportato dall’Humanitas di Catania infatti, se al Nord raggiunge l’80%, nelle regioni meridionali sfiora il 60%. Da qui il ruolo chiave dei medici di base che, ribadisce Petrella, “devono sensibilizzare la popolazione, in particolare le donne e fin dalla giovane età a sottoporsi a controlli di prevenzione” oltre che a “rimanere continuamente aggiornati sulle novità inerenti a cause e cure in materia di malattie oncologiche, per poter fornire la migliore assistenza possibile”.

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