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Una visita guidata, organizzata dalla dirigente dell’IISS “D. Romanazzi” di Bari Rosangela Colucci per osservare da vicino quanto realizzato a Limiti di Spello in provincia di Perugia con l’obiettivo di sostenere dopo la scuola i ragazzi autistici, attraverso il mantenimento delle abilità acquisite a scuola e, successivamente, il trasferimento delle abilità nel mondo del lavoro.

Motivati dall’esigenza dei tanti genitori di ragazzi autistici che si sono interrogati sul futuro dei propri figlie e figlie dopo le scuole dell’obbligo, ci si è organizzati per un primo contatto sul posto, supportati da Vito Giordano Presidente della Fondazione Nikolaos da sempre sostenitore di iniziative solidali. Dopo un viaggio in pulman durato circa 6 ore, al quale ha partecipato con grande emozione e curiosità, una delegazione composta da alunni genitori di ragazzi autistici, docenti specializzati. Referente del progetto il professor Biagio De Candia.

È immerso nel cuore dell’Umbria e della quiete delle campagne in provincia di Perugia a Spello, il centro avanguardistico “La Semente”, unico in Italia, che si occupa del percorso riabilitativo di persone con autismo; un progetto volto a sviluppare autonomia e competenze, per un successivo inserimento nel mondo del lavoro. La Semente è la visione di una collettività aggregata per un pieno sviluppo umano.

Grazie alle sue tre anime (Il Centro Diurno, La Fattoria Sociale e Il Distretto Rurale) è un centro polifunzionale in cui vengono sviluppati aspetti socio sanitari di impresa sociale e di approccio sistemico al territorio.

“E’ stata una esperienza unica- spiega Rosangela Colucci, dirigente del Romanazzi – quando con i professori e i genitori dei ragazzi speciali, come li chiamiamo noi, abbiamo scoperto questa realtà, ci siamo detti perché non in Puglia? Così avevamo solo bisogno di capire come tutto li fosse iniziato e organizzato. Un obiettivo molto arduo, ma siamo pronti a questa sfida. Nella nostra scuola abbiamo dei ragazzi speciali dei quali ci stiamo preoccupando, non soltanto di quella che è la loro frequenza e la loro attività scolastica, ma di quello che sarà il dopo, avendo noi un indirizzo eccellente come quello turistico nel quale molti di questi sono inseriti ma anche nell’altro indirizzo tecnico e addirittura due di loro nel liceo linguistico ci rendiamo conto che il problema principale rilevante è quello del dopo. Questa visita con una componente dei genitori che continuo a ringraziare perché sono dei genitori attivi di questa scuola, è servita per studiare il modello e cercare di implementarlo e replicarlo sul nostro territorio. Sarebbe meraviglioso, ma naturalmente affinché questo possa succedere abbiamo necessariamente bisogno degli enti, delle istituzioni di tutti coloro che potranno dar vita a questo progetto da un punto di vista non solo sociale ma da un punto di vista proprio di sbocco e inserimento di questi ragazzi nel mondo del lavoro.”

In Umbria l’attività gestita da Angsa Umbria Onlus (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), si compone di una sezione sanitaria e di una cooperativa agricola sociale. Il Centro Diurno Semiresidenziale (sezione sanitaria) è stato ristrutturato da una linea del PSR (Piano Sviluppo Rurale)  e partner privati, mentre la Regione Umbria ha dato il comodato d’uso gratuito dei terreni e della struttura in cui viene ospitato il centro.

“Li – continua il Professor Biagio De Candia- i ragazzi autistici affiancati da nove operatori, intraprendono un cammino di consapevolezza delle proprie abilità, grazie ad attività laboratoriali create su misura per ogni singolo individuo,  acquisendo metodi e capacità di approccio al mondo del lavoro. A conferire il carattere di unicità del progetto, c’è la presa in carico dei soggetti autistici nel mondo del lavoro attraverso un’economia sociale.”

Le competenze che i ragazzi acquisiscono durante un lungo percorso, passano attraverso una prima individuazione di capacità emergenti che poi vengono sviluppate attraverso laboratori che simulano un luogo di lavoro; c’è la cucina, in cui si impara a svolgere ogni tipo di mansione inerente (dalla preparazione di un caffè a quella di pasti di vario genere), c’è la stanza di un albergo (sistemazione di letti, armadi, pulizie) il laboratorio di carta e quello di ceramica, un ufficio amministrativo (uso del computer,  stampante, archiviazione di testi, materiale per l’uso del denaro) ma anche una zona free con musica e televisione ed una palestra coordinata da un istruttore Isef. Inoltre tutto il materiale prodotto all’interno del centro, viene trasformato in un bene simbolico attraverso raccolte fondi.

 Affiancata al centro diurno, la Cooperativa Agricola Sociale, un’impresa economicamente e finanziariamente sostenibile, è un luogo dove le coltivazioni e gli spazi vengono gestiti da un gruppo di lavoratori e persone svantaggiate che si prendono cura della terra attraverso il metodo di produzione biologico e vendita di prodotti a km zero.  Una realtà, inoltre, in grado di accogliere soggetti esterni attraverso le funzioni di turismo sociale extralberghiero, ma anche mediante svariate tipologie di iniziative, dalle conferenze percorsi didattici dedicati per le scuole.

Nella fattoria sociale, accompagnati dai propri colleghi di lavoro, i ragazzi si occupano della guardia degli spazi, della cura degli animali e della manutenzione del verde. All’interno dell’azienda si producono ortive biologiche, uova e miele, frutti della terra che finiscono prima nella cucina dell’agriturismo e poi sul tavolo del ristorante.

“ L’idea- spiega Andrea Tittarelli, direttore de La Semente-  nasce nel 2001 dall’Associazione nazionale dei genitori soggetti autistici che per i propri figli, sostanzialmente al termine del ciclo scolastico non avendo alternative di servizio inizia a pensare a dei percorsi, nasce così prima il centro diurno psichiatrico nel 2011, che accoglie attualmente 17 ragazzi e poi come spin off dell’associazione nasce una cooperativa agricola sociale che al momento conta cinque esperienze di inserimento lavorativo vero e proprio, fino a 15 anni fa era quasi impensabile immaginare un simile scenario Oggi invece questi ragazzi autistici possono lavorare regolarmente”

“Credo fortemente nel progetto – conclude Rosangela Colucci –  la sfida più importante è quella di tutelare le persone che, data la gravità della problematica, non riescono ad esprimere autonomie, ma al tempo stesso pensare a chi riesce ad esprimere le capacità nonostante colpito dalla sindrome con autismo.”

Il progetto per la sua sperimentazione sarà sottoposto all’attenzione dell’Ufficio scolastico regionale della Puglia, della Regione Puglia e della Città Metropolitana, in virtù anche della grande sensibilità evidenziata più volte dal nostro sindaco Antonio Decaro.

 


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