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Mediterraneo in ripresa sull’olio d’oliva, Italia in difficoltà

La crisi climatica ha avuto un forte impatto nelle regioni del Sud

Pubblicato da: redazione | Lun, 23 Settembre 2024 - 08:48
Olio extravergine d'oliva

Mediterraneo in crescita, Italia a due velocità. Sono queste le prime indicazioni sull’andamento della campagna olearia 2024-25. Assitol, l’Associazione Italiana dell’industria olearia aderente a Confindustria e Federalimentare, conferma inoltre che la prossima campagna olivicola sul territorio nazionale sarà di scarica, quindi con quantitativi minori rispetto alla media, ma con situazioni molto diverse a seconda delle aree. La crisi climatica ha avuto un forte impatto nelle regioni del Sud. “La siccità ha colpito soprattutto il Meridione – spiega Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva di Assitol – che vanta i due terzi della nostra produzione olivicola”. Nella stessa Puglia, però, che detiene il 50% degli uliveti italiani, lo scenario varia a seconda delle aree. Nel Centro-Nord, invece, sembra prospettarsi una buona campagna.

Tuttavia, le primissime stime, a causa dello stress idrico subìto dalle piante e dagli episodi di meteo estremo, oltre all’annata di scarica, suggeriscono una produzione nazionale intorno alle 200mila tonnellate. Ben diverso il quadro nell’area mediterranea. In particolare la Spagna, storico leader di mercato, dovrebbe raggiungere una produzione di oltre 1.300.000 tonnellate di olio, riconfermando la sua centralità a livello mondiale. Secondo le prime stime di mercato, cresceranno anche Turchia (250mila tonnellate) e Tunisia (320mila), e seppure su numeri inferiori, si prevede un andamento positivo anche per Grecia (230mila ton) e Portogallo (170mila ton). Nonostante la campagna italiana al ribasso, le aziende olearie rassicurano i consumatori italiani. “L’industria del settore – sottolinea la presidente del gruppo olio d’oliva – ha dimostrato di saper reagire agli effetti della crisi climatica, grazie alla sua riconosciuta capacità di selezionare la materia prima per sopperire al deficit produttivo”. Anche nelle annate migliori, l’olivicoltura italiana non supera le 350mila tonnellate, rispetto ad un fabbisogno complessivo pari ad 1 milione. Per questa ragione, le aziende hanno sviluppato il blending, un know how che consiste nell’accostare oli diversi per gusto e provenienza

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