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Uno studio rivela le differenze fra cellule cerebrali sane e malate

Una ricerca alla quale ha collaborato anche l'Università di Bari

Pubblicato da: redazione | Mar, 13 Gennaio 2026 - 12:44
Ateneo Uniba1
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Una tecnica innovativa spiega le differenze cruciali nelle strutture proteiche degli astrociti, ovvero cellule vitali per la salute del cervello. Grazie a questo approccio è stata individuata una ‘firma proteica’ dalla quale è possibile trarre informazioni sullo stato di buona salute delle cellule rispetto a quelle malate.

Il merito è di una ricerca del Cnr-Isof in collaborazione con la Boston University, il dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’università Aldo Moro di Bari e il dipartimento FaBit dell’università di Bologna, pubblicata sulla rivista ‘Advanced Science’. Sfruttando la tecnica della microscopia fototermica multispettrale a infrarossi a risoluzione temporale avanzata, il team ha identificato le caratteristiche chimiche, strutturali e funzionali delle proteine degli astrociti, prendendo in esame in particolare la morfologia dei ‘microdomini’c minuscole estensioni cellulari attraverso cui gli astrociti svolgono la loro funzione di mantenimento dell’equilibri tra biomolecole, ioni e acqua all’interno del cervello, comunicando con neuroni e vasi.

“La disfunzione e l’alterazione della morfologia e della chimica strutturale di questi microdomini –  spiega UniBa in una nota – è collegata a varie malattie croniche come l’Alzheimer e il glioma, ma i metodi attuali spesso non riescono ad analizzarla senza perturbare il loro stato fisiologico naturale”. “I nostri risultati evidenziano un legame diretto tra la struttura proteica secondaria degli astrociti differenziati e le dinamiche di diffusione attraverso cui gli astrociti regolano l’equilibrio di acqua e ioni nel cervello – spiega aggiunge Chiara Lazzarini, co-prima autrice del lavoro -. Avere informazioni sull’architettura molecolare, la struttura chimica e la correlazione con la funzione dei microdomini degli astrociti attraverso un approccio senza marcatura (ovvero senza alterare il campione) rappresenta un significativo passo avanti nella comprensione degli astrociti e più in generale della glia, in stati di salute o di malattie come il glioma o l’Alzheimer”.

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