Nel 2025 una famiglia barese spende in media 435 euro l’anno per la Tari. È il dato che colloca il capoluogo pugliese tra le città metropolitane con la tassa sui rifiuti più elevata in Italia, secondo un’indagine della Uil sul peso del tributo a carico dei contribuenti.
Nella classifica nazionale delle città metropolitane, Bari si posiziona dietro Genova, che guida la graduatoria con un costo medio di 518 euro a nucleo, seguita da Napoli (499), Reggio Calabria (494) e Catania (483). Dopo il capoluogo pugliese compaiono Cagliari (412), Venezia (385), Palermo (373), Torino (365), Roma (334), Firenze (332), Messina (315), Milano (294) e Bologna (236 euro).
A livello complessivo, l’indagine segnala che i costi più alti si registrano a Pisa, dove la Tari media raggiunge i 650 euro annui, seguita da Brindisi (529), Pistoia (524), Trapani (521), Genova (518), Barletta (517), Taranto (509), Agrigento (500) e Napoli (499). All’estremo opposto della graduatoria figurano città come La Spezia, con una media di 180 euro l’anno per famiglia, e altre realtà del Nord con importi inferiori ai 250 euro.
Sul fronte delle criticità, la Uil sottolinea come le forti differenze tariffarie tra territori siano legate a scelte gestionali e alla carenza di impianti per il trattamento e il riciclo dei rifiuti, soprattutto in diverse aree del Mezzogiorno. Secondo il sindacato, in molti casi i Comuni sono costretti a trasferire i rifiuti fuori regione, con extracosti che si riflettono direttamente sulle bollette di famiglie e imprese.
Nel rapporto viene richiamato anche il ruolo del Pnrr, considerato un’occasione per colmare il divario infrastrutturale, ma con un’attuazione ritenuta disomogenea. In questo contesto, la tariffazione puntuale ispirata al principio “chi inquina paga” viene indicata come uno strumento che, senza un sistema efficiente di gestione, rischia di tradursi in un ulteriore aggravio per i cittadini.
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