C’è un filo sottile che attraversa vent’anni di attività e che non si misura solo in numeri o prestazioni sanitarie: è quello delle storie che si sono intrecciate dentro una struttura che ha fatto delle cure palliative una risposta concreta al bisogno di dignità nella fase più fragile della vita.
In due decenni, l’Hospice di Grumo Appula ha accolto oltre duemila pazienti, diventando un punto di riferimento stabile per il territorio e per la ASL Bari nel campo dell’assistenza ai malati cronici o inguaribili in fase avanzata. Un’esperienza che è stata ricordata nei giorni scorsi in un incontro pubblico ospitato nell’auditorium della scuola media “Santi Medici”, alla presenza di rappresentanti istituzionali e sanitari.
La struttura nasce da un percorso amministrativo e sanitario avviato nei primi anni Duemila, in seguito alla spinta normativa che in Italia ha favorito lo sviluppo delle cure palliative. L’inaugurazione risale al dicembre 2005, mentre le attività operative sono partite nell’aprile 2006 con otto posti letto iniziali, dedicati a pazienti non più candidabili a trattamenti curativi.
Nel tempo l’attività si è ampliata, includendo non solo patologie oncologiche ma anche malattie croniche degenerative di tipo cardiovascolare, neurologico e respiratorio. Un’evoluzione che ha consolidato un approccio assistenziale centrato sulla persona, in cui la cura non coincide esclusivamente con la guarigione, ma con la qualità della vita residua.
Il modello organizzativo si basa su un’équipe multidisciplinare che lavora in modo integrato, coinvolgendo medici, infermieri, psicologi, operatori socio-sanitari e assistenti sociali. L’obiettivo è accompagnare il paziente e la famiglia lungo un percorso complesso, con particolare attenzione all’appropriatezza delle terapie e alla condivisione delle scelte cliniche.
In questo contesto si inserisce anche una riflessione più ampia sull’evoluzione delle cure palliative in Italia, che negli anni hanno anticipato principi poi formalizzati dalla legge 219 del 2017, soprattutto per quanto riguarda la pianificazione condivisa delle cure e il rispetto dell’autodeterminazione del paziente.
I dati confermano la dimensione del lavoro svolto: dal 2006 ad aprile 2026 sono stati assistiti 2.017 pazienti, con una media di circa cento ricoveri all’anno e una degenza che varia da poche ore a oltre un anno. La maggior parte dei ricoveri riguarda patologie oncologiche, mentre una quota significativa è legata a malattie non oncologiche in fase avanzata.
L’attività dell’Hospice si estende anche oltre il ricovero residenziale, con servizi domiciliari e ambulatoriali che oggi coinvolgono un’équipe composta da medici, infermieri, psicologi e operatori socio-sanitari. Un’organizzazione che nel tempo ha conosciuto anche un ricambio interno, trasformato in occasione di aggiornamento e consolidamento delle pratiche assistenziali.
Il bacino di utenza comprende diversi distretti del territorio, confermando il ruolo della struttura come nodo di una rete sanitaria più ampia. Una rete che, nelle intenzioni, dovrà diventare sempre più integrata, anche attraverso la progettazione della Rete Locale di Cure Palliative dell’Area Murgia.
Lo scenario nazionale, del resto, evidenzia ancora un forte divario tra bisogno e accesso: ogni anno centinaia di migliaia di persone avrebbero necessità di cure palliative, ma una parte consistente non riesce a riceverle. Un dato che rende ancora più centrale il ruolo di strutture come l’Hospice, chiamate non solo a rispondere alla domanda di assistenza, ma anche a contribuire a una maggiore diffusione della cultura delle cure di fine vita.
Dopo vent’anni, l’Hospice di Grumo Appula resta così un presidio sanitario ma anche un luogo di accompagnamento, dove la medicina si intreccia con l’ascolto e la continuità della cura assume un significato che va oltre l’aspetto clinico.