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Puglia, assalto a portavalori diventa un tatuaggio. La replica: “L’arte deve far riflettere, anche nel disagio”

Il caso ha suscitato moltissime polemiche, la risposta dell'artista

Pubblicato da: redazione | Mer, 22 Aprile 2026 - 16:04
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Un tatuaggio ispirato a un recente fatto di cronaca è finito al centro delle polemiche. Accade a Lecce, dove durante il “Lecce Tattoo Fest”, manifestazione che ha richiamato migliaia di appassionati in piazza Palio, uno dei lavori realizzati ha acceso il dibattito pubblico. A far discutere è l’immagine impressa sulla schiena di un giovane, che riproduce una scena dell’assalto al portavalori avvenuto lo scorso 9 febbraio sulla statale 613. Un episodio violento che aveva messo in pericolo la vita di guardie giurate, forze dell’ordine e automobilisti, e che oggi torna sotto i riflettori in una veste del tutto diversa.

La fotografia del tatuaggio, pubblicata sui social e rilanciata da molti diventando subito virale, ha suscitato reazioni immediate, fino allo sdegno espresso anche a livello istituzionale. Il prefetto Natalino Manno ha parlato apertamente di “cultura mafiosa che va sradicata”, sottolineando la delicatezza del tema. La questione ha riaperto il dibattito sul confine tra libertà artistica e opportunità, soprattutto quando un fatto di cronaca così recente e drammatico viene trasformato in immagine permanente sul corpo e diffuso pubblicamente. Sul caso è intervenuto lo stesso artista che ha affidato ai social una lunga replica per chiarire la propria posizione.

“Nelle ultime 24 ore si è parlato molto del tatuaggio che ho realizzato, ispirato a un episodio di cronaca avvenuto recentemente in Puglia. Ci tengo a chiarire una cosa in modo diretto: questo lavoro non è, e non vuole essere, in alcun modo un’esaltazione della criminalità, né tantomeno un messaggio a favore di realtà che condanno profondamente come persona, prima ancora che come artista. Il mio intento è stato esclusivamente artistico. Da sempre l’arte osserva, racconta e interpreta la realtà che ci circonda, anche quando è scomoda, dura o controversa. La cronaca, nel bene e nel male, fa parte del nostro tempo, e spesso diventa materia di espressione visiva, proprio per stimolare una riflessione. Il tatuaggio, come qualsiasi altra forma d’arte, non è solo decorazione: è narrazione, è linguaggio, è interpretazione del presente. Capisco che il tema possa aver colpito la sensibilità di qualcuno, e rispetto ogni opinione. Allo stesso tempo, però, credo sia importante distinguere tra rappresentazione e celebrazione: raccontare un fatto non significa condividerlo o giustificarlo. Il mio lavoro nasce da studio, tecnica e ricerca artistica, non da ideologie o intenti provocatori fini a sé stessi. Ringrazio chi ha compreso il valore artistico del pezzo e chi, anche nel dissenso, ha espresso il proprio punto di vista in modo civile. L’arte deve poter far riflettere, anche quando mette a disagio”, conclude.

Foto Instagram Mattialost

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