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Bari, emergenza Alzheimer: solo 90 posti per migliaia di malati. Scatta la petizione: “Siamo soli”

Il grido d'aiuto delle famiglie

Pubblicato da: redazione | Gio, 23 Aprile 2026 - 14:03
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Una città di 315mila abitanti, migliaia di famiglie colpite dal dramma delle demenze e appena 90 posti disponibili in strutture dedicate. Sono i numeri di un’emergenza che a Bari sta diventando insostenibile e che ha spinto un gruppo di cittadini e familiari a lanciare una petizione urgente rivolta alla Regione Puglia e alla ASL Bari.

Attualmente, nel capoluogo pugliese, risultano operative solo tre strutture, un numero che esclude di fatto la stragrande maggioranza dei pazienti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il risultato? Il peso della cura ricade interamente sulle spalle dei caregiver: figli, coniugi o nipoti spesso costretti a lasciare il lavoro o a fondo perduto per pagare l’assistenza privata, rischiando il burnout fisico e finanziario.

La petizione sottolinea come i Centri Diurni siano vitali non solo per mantenere le capacità residue del malato attraverso la stimolazione, ma anche per offrire l’unico momento di sollievo alle famiglie. Senza queste strutture, il malato di Alzheimer e i suoi cari restano prigionieri di un isolamento istituzionale che la città non può più ignorare.

Il documento, indirizzato al Presidente Emiliano, all’assessore al Welfare e al DG della Asl Bari, articola tre richieste precise:
Nuovi Accreditamenti: bandi urgenti per l’apertura di nuovi Centri Diurni su tutto il territorio comunale.
Sostegno Economico: incremento delle quote sanitarie per coprire le rette, evitando che la cura sia un privilegio solo per chi può permettersela.
Prossimità: una distribuzione dei servizi in tutti i Municipi di Bari, per evitare lunghi spostamenti a pazienti già fragili.

“La dignità dei pazienti e delle loro famiglie non può più aspettare”, si legge nel testo della petizione, che invita tutti i baresi alla firma e alla condivisione. Una battaglia di civiltà per chiedere che l’Alzheimer smetta di essere un “fatto privato” e torni a essere una priorità dell’agenda sanitaria regionale.

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