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Grano duro deprezzato, Cia Puglia: “Prezzi sotto i costi, agricoltori penalizzati”

La denuncia

Pubblicato da: redazione | Gio, 23 Aprile 2026 - 13:28
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Prezzi del grano duro sotto i costi di produzione e crescente preoccupazione tra gli agricoltori pugliesi. A lanciare l’allarme è CIA Agricoltori Italiani di Puglia, che punta il dito contro il funzionamento della Commissione Unica Nazionale (CUN), accusata di non garantire un equilibrio equo nella determinazione dei listini. “Così non va. La CUN, Commissione Unica Nazionale sul grano duro, continua a determinare un prezzo al produttore inferiore ai costi di produzione certificati da ISMEA. In questo modo, si prendono in giro i nostri agricoltori e si penalizza la cerealicoltura italiana”, dichiara il presidente regionale Gennaro Sicolo.

Secondo i dati richiamati dall’organizzazione, ISMEA aveva stimato per il 2025 un costo medio di produzione di 318 euro a tonnellata nel Centro-Sud. Tuttavia, i prezzi fissati dalla CUN il 20 aprile risultano inferiori: il “fino proteico” tra 310 e 315 euro, il “fino” tra 287 e 292 euro, mentre il “convenzionale” si attesta tra 280 e 285 euro. Solo il “fino alto proteico” supera tale soglia, ma rappresenta una quota limitata della produzione. Da qui l’appello al Governo e agli enti competenti. “Lollobrigida ha sempre dichiarato che la CUN deve essere uno strumento di valorizzazione del grano italiano e che, per determinare il prezzo al produttore, occorre partire dai costi di produzione. Invitiamo il Ministro e l’ISMEA, dunque, a determinare i nuovi costi di produzione, quelli per la campagna del grano ormai prossima, alla luce dell’impennata dei prezzi di carburanti, fitofarmaci, energia e concimi. A determinare il valore del grano italiano non può essere la sola parte industriale. Gli agricoltori non possono continuare a essere l’anello debole della filiera”.

L’organizzazione rilancia anche un appello ai consumatori: “Scegliete solo e soltanto la pasta fatta con il 100% di grano italiano: per il benessere e la salute, da una parte, e per la salvaguardia di una concreta sovranità alimentare e sostenibilità economica della cerealicoltura italiana”. A risentire maggiormente della situazione è la Capitanata, cuore produttivo del grano duro pugliese, con oltre il 20% della produzione nazionale e il 70% di quella regionale. “La CUN è importante, ma deve tenere presenti le diversità tra i territori”, sottolinea Rino Mercuri, presidente di CIA Capitanata. “Le prime quattro sedute hanno fatto registrare una progressiva flessione delle quotazioni, nonostante ISMEA abbia evidenziato la qualità del grano”. Preoccupazioni emergono anche sul fronte dei contratti di filiera, con il rischio che vengano utilizzati parametri non favorevoli al Sud. “Non è possibile che un grano italiano con valore 15 di proteine possa essere pagato 32 euro. Il grano pugliese non può essere considerato una commodity, al pari del turco, del kazako, del russo, perché da noi il grano ha standard di sicurezza alimentari nettamente più alti”, conclude Mercuri. Intanto, dal comparto agricolo si chiede l’apertura di un tavolo di filiera che coinvolga produzione, industria e grande distribuzione, per definire regole più eque e tutelare un settore strategico per l’economia regionale e nazionale.

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