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La straordinaria mobilitazione dei baresi per gli animali malati: la carica delle raccolte fondi per gli “ultimi” a quattro zampe

Siamo diventati più empatici con gli animali che con i nostri simili?

Pubblicato da: Adalisa Mei | Mar, 21 Aprile 2026 - 12:17
Foto Freepik

Basta un post su Facebook, una foto con gli occhi lucidi e la descrizione di una diagnosi clinica complessa: in poche ore, la solidarietà barese si attiva con una forza d’urto impressionante. Dai carrelli per i cani disabili alle operazioni per tumori incurabili, fino alla cura della cecità: a Bari le raccolte fondi per gli animali  stanno segnando grandi numeri. Sul sito gofundme se ne contano a decine senza dimenticare quelle sui social. Un fenomeno che accende un dibattito profondo: siamo diventati più empatici con gli animali che con i nostri simili?

Le bacheche social dei baresi sono quotidianamente inondate di richieste d’aiuto. Non si parla solo di cibo o coperte, ma di vere e proprie emergenze sanitarie. Spese veterinarie da migliaia di euro che vengono coperte grazie a micro-donazioni da 5 o 10 euro che arrivano a valanga. È la forza del “comune sentire”: il dolore di un animale indifeso sembra generare una risposta immediata, priva di quel filtro di diffidenza che, purtroppo, a volte accompagna la beneficenza verso gli esseri umani.

Secondo sociologi ed esperti del terzo settore, la spiegazione risiede nella percezione di “innocenza assoluta”. Se davanti a una persona in difficoltà spesso scatta un giudizio (giusto o sbagliato che sia) sulle cause del suo disagio, l’animale è percepito come vittima pura. A Bari, questa tendenza si è consolidata negli ultimi anni, portando alla nascita di una rete di volontariato “dal basso” che sopperisce alle croniche mancanze delle istituzioni nella gestione del randagismo e dei canili sanitari.

C’è chi guarda con occhio critico a questa sproporzione. Mentre le raccolte per le “zampe” volano, le mense per i poveri e le associazioni che si occupano di senza fissa dimora faticano talvolta a raccogliere la stessa attenzione mediatica e finanziaria.

“Le persone si mobilitano più per loro che per gli esseri umani”, è il commento ricorrente nelle discussioni tra i banchi dei mercati o nei bar. Eppure, chi dona non vede questa competizione: per molti baresi, aiutare un cane disabile a tornare a camminare con un carrello o finanziare l’operazione di un gatto malato di tumore è un atto di civiltà che non toglie nulla all’amore verso il prossimo, ma lo completa. Il successo di queste raccolte fondi baresi risiede nella trasparenza. I volontari pubblicano preventivi, fatture dei veterinari e video dei progressi degli animali curati. È questo “storytelling” del successo, della vita che vince sulla sofferenza, a spingere il donatore barese a mettere mano al portafogli.

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