La vertenza che riguarda il gruppo del mobile imbottito Natuzzi continua a far sentire il suo peso sul territorio, tra preoccupazioni che si trascinano da anni e una nuova richiesta di attenzione alle istituzioni e all’azienda. Davanti allo stabilimento di Santeramo in Colle, dove si è svolto un presidio dei lavoratori, si è tenuto anche un confronto con la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, arrivata per incontrare le maestranze e ascoltare direttamente le loro condizioni.
Il clima, raccontato dalle stesse voci dei presenti, è quello di una lunga attesa che si ripete da tempo. Una situazione che riguarda centinaia di famiglie e che continua a vivere tra ammortizzatori sociali, incertezze e prospettive industriali non sempre chiare. Nel corso dell’incontro, Schlein ha espresso la posizione del partito sulla vicenda, sottolineando la necessità di un cambio di passo da parte dell’azienda e delle istituzioni: “Noi chiediamo all’azienda di rivedere questi piani. C’è tanto attaccamento, c’è tanto amore verso l’azienda che abbiamo potuto sentire anche oggi dalle parole di lavoratrici e lavoratori. Ma sono 1700-1800 famiglie che hanno paura per il proprio futuro”.
Un passaggio che fotografa una realtà fatta di legame con il lavoro “ma anche di forte preoccupazione per la stabilità occupazionale. Il presidio, infatti, non rappresenta solo un momento di protesta, ma anche un tentativo di mantenere alta l’attenzione su un comparto considerato strategico per il made in Italy e per l’economia locale. Schlein ha poi ribadito la vicinanza ai lavoratori, definendo la loro mobilitazione di rilievo nazionale e inserendola in un contesto più ampio di crisi del settore manifatturiero: “Diamo tutto il nostro supporto, tutta la nostra solidarietà alle lavoratrici e lavoratori della Natuzzi impegnati in questo presidio che è un presidio di valenza nazionale, perché è un’azienda strategica di un settore fondamentale del made in Italy”, ha aggiunto. “La sofferenza c’è da diversi anni, questi lavoratori sono da 23 anni con gli ammortizzatori sociali, con la cassa integrazione e sono in sofferenza ma non possono pagare loro il costo di scelte industriali che evidentemente si sono rivelate poco lungimiranti e poco efficaci. L’Italia non può rinunciare al proprio futuro manifatturiero e industriale – ha proseguito Schlein – e il governo può fare molto, a partire da una convocazione di un tavolo con i lavoratori, i sindacati e con la proprietà e provare a individuare delle soluzioni per riportare le produzioni in Italia. Erano parte degli impegni che i piani industriali avevano preso e quindi noi chiediamo, con rispetto, di assicurare che quegli impegni vengano mantenuti per questo territorio e per queste famiglie.”
Il confronto arriva in una fase delicata per il settore del mobile imbottito, che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con riorganizzazioni produttive, mercati internazionali sempre più competitivi e una lunga fase di utilizzo degli ammortizzatori sociali. Sullo sfondo resta la richiesta dei lavoratori di avere garanzie più solide sul futuro produttivo degli stabilimenti italiani.
La vicenda del gruppo Natuzzi, storico marchio del settore, continua così a rappresentare uno dei dossier industriali più sensibili del territorio, con una comunità di lavoratori che chiede risposte concrete e tempi certi dopo anni di incertezza.