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Droga consegnata a domicilio e ordini dal carcere, sgominata organizzazione nel Barese – VIDEO

I dettagli dell'operazione che ha portato a 13 arresti all'alba

Pubblicato da: redazione | Mar, 19 Maggio 2026 - 12:52
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Un’organizzazione strutturata che, secondo gli investigatori, gestiva lo spaccio di droga tra Conversano e il Barese utilizzando linguaggi criptati al telefono, consegne “a domicilio” e perfino ordini impartiti dal carcere tramite “pizzini”. È quanto emerso dall’operazione condotta dai carabinieri della Compagnia di Monopoli, che hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 13 persone. Tra gli indagati ci sarebbe anche un candidato alle prossime elezioni comunali a Conversano, si tratterebbe di Alessandro Lomele.

Il provvedimento, emesso dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, dispone misure tra carcere e arresti domiciliari per indagati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla cessione di sostanze stupefacenti, detenzione di armi ed estorsione. Le indagini, coordinate dalla Dda di Bari e sviluppate in più fasi dalla sezione operativa del Nucleo operativo e radiomobile di Monopoli, hanno permesso di ricostruire quello che viene descritto come un sodalizio criminale stabile e organizzato, attivo nel territorio di Conversano. Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe gestito una rete di spaccio di cocaina, hashish e marijuana utilizzando utenze dedicate e conversazioni con termini in codice. La droga sarebbe stata venduta sia attraverso consegne direttamente ai clienti sia all’interno di un bar del centro cittadino, ritenuto uno dei punti operativi dell’organizzazione.

Gli investigatori ritengono che il gruppo disponesse di basi operative utilizzate per lo stoccaggio e il confezionamento della sostanza stupefacente, con ruoli distinti tra i vari componenti. Uno degli aspetti ritenuti più rilevanti dagli inquirenti riguarda il presunto ruolo del capo del sodalizio che, pur detenuto nel carcere di Bari all’epoca dei fatti contestati, avrebbe continuato a impartire disposizioni ai propri uomini all’esterno. Secondo quanto ricostruito, le indicazioni sarebbero arrivate anche attraverso “pizzini”, utilizzati per gestire l’approvvigionamento della droga e per ordinare intimidazioni e minacce.

Nel corso delle indagini sarebbero infatti emersi anche episodi di estorsione legati al recupero di debiti per l’acquisto di stupefacenti e presunte ritorsioni contro persone che avrebbero collaborato in altri procedimenti giudiziari. Tra le contestazioni figura anche la detenzione illegale di armi da fuoco. I carabinieri avrebbero sequestrato in diverse occasioni due pistole modificate trovate a bordo di auto in uso agli indagati. L’inchiesta si trova nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del processo.

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