Una zampa tesa per superare le barriere del disagio mentale e favorire la relazione clinica. Si è concluso con successo il progetto di Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) – comunemente noti come Pet Therapy – che ha interessato il reparto di Servizio Psichiatrico Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale San Paolo di Bari. L’iniziativa è stata promossa e realizzata dall’associazione specializzata “Orme nel Cuore.pet” e ha trovato un riscontro fortemente positivo tra i pazienti e l’intera struttura sanitaria.
Il percorso terapeutico, mirato alla promozione e al benessere della persona, è stato interamente finanziato grazie alle risorse messe a disposizione dalla Coop attraverso il bando territoriale “Più Vicini”. Per diverse settimane, la presenza controllata e guidata degli animali all’interno del reparto ha aperto canali di comunicazione del tutto inediti. «Non è stato solo un percorso, ma un incontro fatto di fiducia, emozioni e piccoli gesti capaci di aprire spazi dove, a volte, sembrava impossibile arrivare», spiegano i responsabili dell’associazione tracciando il bilancio finale dell’attività. «Abbiamo visto sorrisi riaffiorare, paure trasformarsi in carezze e i silenzi diventare relazione».
La riuscita dell’iniziativa ha visto una stretta sinergia istituzionale tra i promotori del terzo settore e i vertici della sanità barese. Dall’equipe di “Orme nel Cuore.pet” sono giunti ringraziamenti formali al Direttore Generale della Asl di Bari, il dottor Fruscio, per la sensibilità e l’attenzione dimostrata verso i risvolti umanitari delle cure, e alla dottoressa Valeria La Torre, direttrice dello SPDC del San Paolo, per aver creduto fermamente nel valore terapeutico dell’interazione uomo-animale e per il supporto logistico e clinico fornito lungo tutto lo svolgimento del progetto.
Il ringraziamento degli operatori è stato esteso anche a tutto il personale sanitario e infermieristico del reparto, che ha integrato l’attività con i cani nei quotidiani protocolli assistenziali, confermando come la sanità moderna passi sempre più spesso attraverso logiche di cura complementari basate sulla presenza, sull’ascolto e sullo sviluppo del legame affettivo.