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Bari, la rabbia dello scrittore Piva: “Cassonetti su strisce e cattivo odore: ecco il centro città”

La denuncia pubblica dello scrittore e sceneggiatore de ‘La Capagira’: "A duecento metri dal Palazzo del Governo siamo ostaggio di blatte, topi e illegalità"

Pubblicato da: redazione | Lun, 13 Luglio 2026 - 09:03
immondizia Piva

“Sorridi, sei sempre a Bari”. Inizia con un’ironia amara, che si trasforma subito in un grido d’identica esasperazione cittadina, la denuncia pubblica di Andrea Piva. Lo scrittore e sceneggiatore barese, autore insieme al fratello Alessandro del film cult ‘La Capagira’, ha squarciato il velo di retorica sulla bellezza del centro cittadino con un duro atto d’accusa scritto nero su bianco sulla bacheca del sindaco. Lo scenario descritto si consuma in pieno centro, a soli duecento metri dal Palazzo del Governo, eppure la quotidianità assume i contorni di un ghetto abbandonato a se stesso, dove le regole del codice della strada e dell’igiene pubblica vengono calpestate quotidianamente proprio da chi dovrebbe farle rispettare.

Uscire e tornare a casa, per Piva e per i suoi vicini, è diventato un percorso a ostacoli fisico ed emotivo. Il marciapiede, già tra i più stretti della zona, è totalmente privo di scivoli per i disabili o per i passeggini. A rendere la situazione intollerabile è il posizionamento dei cassonetti dei rifiuti, collocati senza uno stallo dedicato e posizionati stabilmente sulle strisce pedonali, ad appena un metro dal portone d’ingresso dello stabile. Un’infrazione palese commessa per mano delle aziende partecipate che gestiscono il servizio per conto dell’amministrazione comunale, i cui operatori, secondo lo scrittore, sembrano agire “al di sopra della legge”.

Con l’arrivo della devastante canicola estiva, il problema della viabilità si è tramutato in un’emergenza igienico-sanitaria d’altri tempi. I rifiuti, non ritirati per giorni interi sotto il sole cocente, scatenano esalazioni nauseabonde. “Il tuo portone puzza di carogna ed è pieno di blatte e topi”, attacca Piva, descrivendo il profondo senso di disgusto e ingiustizia che accompagna ogni singolo rientro a casa. Una situazione esasperata dal totale disinteresse delle istituzioni: a nulla sono servite le ripetute Pec, le telefonate agli organi competenti e i tentativi quotidiani di fermare la Polizia Locale per segnalare l’abuso.

Il sentimento dominante è quello dell’impotenza di fronte a un sistema che impone il silenzio ai residenti (“tu devi solo stare zitto”, scrive Piva), costretti a subire passivamente il degrado e i rischi sanitari pur continuando a pagare profumatamente le bollette della Tari.

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