Sovraffollamento, carenza di personale e strutture segnate dal tempo. Sono alcune delle criticità emerse nel carcere di Bari durante la visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che ha coinvolto diversi istituti penitenziari italiani. Secondo quanto rilevato, a fronte di una capienza regolamentare di 293 posti, nel carcere barese sono presenti 436 detenuti. A questa situazione si aggiunge la carenza di agenti di polizia penitenziaria, oltre alla presenza di soli quattro educatori e alla mancanza di medici, psicologi e assistenti sociali.
La delegazione, composta da rappresentanti di Antigone, Regione Puglia, Comune, Cgil, Libera, Anm e Università di Bari, ha incontrato la direzione, il personale di polizia penitenziaria, l’area educativa, gli operatori sanitari e alcune persone detenute. Durante la visita è stata osservata anche la prima sezione, dove sono ospitati detenuti di media sicurezza. “Le celle sono pulite”, si legge nella nota diffusa dopo il sopralluogo, “ma sono tutte interessate da umido e muffe sui muri”. Nelle celle sono presenti docce e acqua calda, ma mancherebbe uno spazio dedicato alla socialità.
La delegazione ha visitato anche il reparto Sai, il Servizio di assistenza intensificata, che assicura assistenza sanitaria a detenuti provenienti da più istituti penitenziari della Puglia e del Mezzogiorno. Nel reparto sono ospitati sei detenuti con disabilità. Anche in quest’area, secondo quanto riferito, permangono diverse criticità, soprattutto per la carenza di medici, psicologi e assistenti sociali. I detenuti trascorrono in media sette ore fuori dalla cella, ma il regime resta a celle chiuse. Sono circa cento le persone detenute prese in carico con terapia sostitutiva dal Serd. Accanto alle criticità, la delegazione ha rilevato la presenza di alcune attività culturali e formative garantite anche durante la stagione estiva. Tra queste gli sportelli, l’animazione estiva, le biblioteche, l’educazione musicale e il karaoke. Il quadro emerso dalla visita conferma però una situazione complessa, segnata da numeri superiori alla capienza regolamentare e da una carenza di figure professionali considerate essenziali per garantire percorsi di assistenza, tutela e reinserimento.