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Oggi è venerdì 17: perché l’Italia ha paura del giorno più sfortunato dell’anno

Dall'anagramma romano "Vixi" alla Bibbia, le origini storiche e culturali della superstizione tutta italiana

Pubblicato da: redazione | Ven, 17 Luglio 2026 - 09:02
corno fortuna

Si dice sia un giorno sfortunato, un catalizzatore di piccoli e grandi imprevisti. Soprattutto in Italia, dove da sempre la cabala e la superstizione si accompagnano alla cultura popolare, il venerdì 17 evoca una sottile inquietudine. Ma perché proprio la combinazione tra questo specifico numero e questo giorno della settimana ha dato vita, con il passare dei secoli, a una credenza così radicata?

Bisogna subito precisare che la tradizione del venerdì 17 come giorno nefasto è una peculiarità tutta italiana. Nei Paesi anglosassoni e del Nord Europa, infatti, la sfortuna si associa al venerdì 13. Lì il 13 paga lo scotto di venire subito dopo il 12, numero considerato “magico” e simbolo di assoluta perfezione (dodici i mesi dell’anno, dodici i segni dello zodiaco, dodici gli dei dell’Olimpo e gli apostoli). In Italia, invece, la fobia per il 17 è talmente radicata da aver meritato un nome clinico, eptacaidecafobia, e da condizionare la vita reale: a bordo di molti aerei e treni non esiste la fila 17, così come negli hotel o negli ospedali si tende a saltare la stanza o il letto che porta questa cifra.

Le origini di questo terrore affondano le radici nell’antica Roma. Il numero 17, scritto in cifre romane, è XVII. Se si anagrammano queste lettere, si ottiene la parola VIXI, che in latino significa “vissi”, ovvero “ho vissuto” e, per traslato, “ora sono morto”. Ma non c’è solo la lingua dei centurioni. Il sostrato religioso ha amplificato la maledizione: nella Roma pagana il 17 dicembre e il 17 febbraio si celebravano i Saturnalia e i Quirinalia, feste in onore di Saturno e Quirino che il Cristianesimo decise in seguito di demonizzare per contrastare il paganesimo. Inoltre, secondo la Bibbia, il Diluvio universale ebbe inizio proprio il giorno 17 del secondo mese, legando il numero alla più grande catastrofe dell’umanità.

Persino nella cultura greca il 17 era disprezzato: Pitagora e i suoi discepoli lo consideravano il numero dell’imperfezione poiché spezzava l’armonia tra il 16 e il 18, rappresentazioni geometriche perfette dei quadrilateri 4×4 e 3×6. In questo scenario, il venerdì si inserisce per motivi prettamente legati al Vangelo, essendo il giorno della settimana in cui si consumarono la passione e la morte di Gesù Cristo. Storicamente, poi, il 17 evoca lo spettro della disfatta militare più dolorosa dell’Impero: la battaglia di Teutoburgo del 9 d.C., in cui le legioni XVII, XVIII e XIX vennero completamente sterminate dai germani di Arminio, tanto che quei numeri non vennero mai più riassegnati a nessun reparto militare. Una scia di sventura confermata nei secoli anche dalla Smorfia napoletana, che associa il 17 alla disgrazia. L’unica nota positiva arriva dalla Cabala ebraica: qui il 17 è un numero benefico. Nasce infatti dalla somma delle lettere têt (9), waw (6) e bêth (2) che, unite, formano la parola tôv, il cui significato è un rassicurante “bene”.

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