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Bracciante morto nel Tarantino, Cgil Puglia: “Basta blandire le imprese, servono misure contro lo sfruttamento”

Dopo l’indagine sulla morte di Rajwinder Sidhu Sing nelle campagne di Laterza, il sindacato chiede alla Regione un intervento coordinato

Pubblicato da: redazione | Sab, 18 Luglio 2026 - 11:39

La morte di Rajwinder Sidhu Sing, bracciante indiano deceduto a maggio nelle campagne di Laterza, nel Tarantino, riaccende il tema dello sfruttamento del lavoro agricolo in Puglia. Dopo l’indagine che ha portato all’arresto del datore di lavoro dell’uomo, la Cgil Puglia chiede a istituzioni e politica un segnale concreto e misure più incisive contro caporalato, lavoro nero e intermediazione illegale. A intervenire è la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, che parla di “ennesima morte legata a sfruttamento del lavoro” e richiama le parole del comandante dei Carabinieri del Gruppo tutela del lavoro di Napoli, secondo cui l’indagine avrebbe fatto emergere “un modello organizzativo elevato a sistema di sfruttamento, finalizzato alla massimizzazione del profitto”.

Per Bucci, dietro la morte del bracciante ci sarebbe un sistema che colpisce soprattutto i lavoratori stranieri, “resi invisibili e quindi ricattabili da norme ingiuste e fallimentari che favoriscono il caporalato e le organizzazioni criminali”. La segretaria della Cgil Puglia collega il caso di Laterza ad altre tragedie avvenute negli ultimi anni nelle campagne pugliesi: da Paola Clemente ai 16 braccianti morti in due diversi incidenti stradali in Capitanata, mentre viaggiavano su furgoni di fortuna, fino alle morti per caldo di due lavoratori stranieri nelle campagne del Salento e del Brindisino.

“Crediamo che forze dell’ordine e magistrati siano lasciati soli nella lotta a questo sistema che offende la dignità degli uomini e delle donne che vorrebbero vivere di lavoro e non morire”, denuncia Bucci. Il sindacato ricorda anche la commemorazione di Paola Clemente, tenuta lunedì 13 ad Andria nell’undicesimo anniversario della sua morte. Un’occasione, spiega la Cgil, per ribadire che “il caporalato non è sconfitto” e che rappresenta una pratica ancora diffusa di regolazione del mercato del lavoro, non solo in agricoltura. Da qui l’appello alla Regione Puglia. “Vorremmo più coraggio da parte delle istituzioni e della politica”, afferma Bucci, chiedendo al presidente della Regione e agli assessori al Lavoro e all’Agricoltura di considerare il caporalato “un’emergenza che richiede misure di contrasto serie e coordinate”.

La Cgil contesta anche la narrazione secondo cui il problema principale sarebbe la difficoltà delle imprese a reperire manodopera. Per Bucci, invece, molte aziende aggirerebbero i canali legali di intermediazione, rivolgendosi ad agenzie compiacenti o a caporali che organizzano squadre, trattano salari e trasporti, fuori dal rispetto dei contratti e delle norme. “Se davvero ci fosse un problema di mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro”, sostiene la segretaria, “ci dicano l’assessore al Lavoro e l’assessore all’Agricoltura come pensano di potenziare i centri per l’impiego e quali misure straordinarie intendono adottare per il settore primario nei periodi delle grandi raccolte”.

La richiesta è quella di tavoli istituzionali con Prefetture, Inps e organismi ispettivi, per coordinare servizi di accompagnamento complessivi per lavoratori e lavoratrici: accoglienza, accesso al lavoro, trasporto e assistenza socio-sanitaria. Secondo la Cgil, in un settore ampiamente sostenuto da risorse pubbliche come quello agricolo, è necessario utilizzare banche dati condivise, algoritmi e strumenti tecnologici, come droni e immagini satellitari, per supportare l’attività ispettiva in territori vasti e difficili da controllare con organici ridotti.

Il sindacato sollecita inoltre un rilancio della Rete del lavoro agricolo di qualità, alla quale in Puglia avrebbe aderito una percentuale molto bassa di imprese, e chiede alla Regione di riprendere la legge del 2009 contro il lavoro nero. Al centro della proposta ci sono gli indici di congruità colturale, strumenti pensati per verificare la coerenza tra colture, superfici, lavoro dichiarato e livelli occupazionali, legando anche l’accesso ai contributi pubblici al rispetto delle regole. “Basta blandire il sistema delle imprese, dal quale deve arrivare un impegno altrettanto forte”, conclude Bucci. “Vorremmo sentire la voce indignata delle istituzioni e della politica, l’impegno ad affrontare con misure concrete questo fenomeno di schiavitù tardo moderna. Pena il poter essere indicati come disinteressati o peggio corresponsabili di un sistema criminale che continua a uccidere uomini e donne”. La vicenda resta al vaglio dell’autorità giudiziaria e le eventuali responsabilità saranno accertate nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Foto repertorio

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