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Al Politecnico di Bari, i robot imparano l’arte della pietra pugliese

Il progetto "Robotomy" vince un finanziamento europeo da 3,3 milioni di euro

Pubblicato da: redazione | Gio, 23 Luglio 2026 - 16:41
costruzione robotica sperimentale

Trulli, muretti a secco, lamie e pagliari raccontano da secoli l’identità della Puglia attraverso la pietra, materiale duro come il calcare compatto ma capace di piegarsi alle forme più diverse del barocco. Questa tradizione millenaria, oggetto di ricerca e studio nel Politecnico di Bari da oltre venti anni, ha ottenuto un importante riconoscimento europeo grazie al progetto “Robotomy” (ROBOtic stereoTOMY, dal greco ΣTEPEO, solido, e TOMH, taglio).

Il progetto si è aggiudicato il finanziamento del Programma europeo EIC Pathfinder del Consiglio Europeo dell’Innovazione, nell’ambito di Horizon Europe, il programma quadro dell’Unione Europea dedicato a supportare la ricerca di frontiera di alto livello e lo sviluppo di tecnologie fortemente innovative, capaci di generare scoperte scientifiche e industriali tali da creare nuovi mercati o modificare quelli esistenti. Un risultato non scontato, considerando che mediamente solo il 4,5% dei progetti presentati viene approvato e finanziato dall’Unione Europea.

“Robotomy” riguarda l’applicazione della robotica all’architettura in pietra e indagherà, nello specifico, il ruolo della collaborazione robotica e dell’automazione nel ripensare la costruzione stereotomica. Elaborato dal professor Giuseppe Fallacara, ordinario di Composizione Architettonica al Politecnico di Bari, insieme al suo team di ricerca, il progetto punta a proiettare una tradizione millenaria direttamente nell’era dell’automazione avanzata e della transizione ecologica. Al centro c’è anche una delle sfide più drammatiche del nostro tempo: il rischio di perdere la memoria storica dei mestieri d’arte, dal momento che i lavori manuali legati alla pietra attirano sempre meno le nuove generazioni, minacciando di far scomparire un sapere tecnico e artigianale immenso. La risposta a questa crisi, però, non risiede nel rimpianto del passato, ma nell’abbraccio delle tecnologie digitali e dell’automazione.

Il progetto è finanziato con 3,3 milioni di euro nell’ambito di Horizon Europe, EIC-2025, per il periodo compreso tra settembre 2026 e settembre 2029, e vedrà impegnato un consorzio guidato dal Politecnico di Bari, che ricopre il ruolo di coordinatore. Al suo fianco lavoreranno System 3E, in Polonia, per la fabbricazione seriale industriale dei blocchi modulari, ETH Zürich, in Svizzera, per la stampa 3D a grande scala di componenti complessi, CommonSense Robotics, in Belgio, per lo sviluppo software della flotta robotica, Flanders Make, sempre in Belgio, per i sistemi di posizionamento e lo sviluppo di pinze robotizzate, il Politecnico di Milano per la prototipazione robotica e i test fisici, e Day One, per l’analisi normativa, la pianificazione dello sfruttamento commerciale e la comunicazione.

Tre gli obiettivi strategici che il consorzio si propone di perseguire. Il primo riguarda il design per l’assemblaggio robotico, con la progettazione e l’ottimizzazione di padiglioni stereotomici modulari adattati all’ambiente mediterraneo, riducendo al minimo le geometrie uniche dei blocchi, mantenute sotto il 25%, per favorire la produzione industriale in serie. Il secondo si concentra su materiali e fabbricazione innovativa, attraverso la riprogettazione del sistema costruttivo brevettato, integrato con elementi complessi realizzati tramite stampa 3D su grande scala a partire da polveri di pietra riciclate, sviluppata dall’ETH di Zurigo. Il terzo punta su automazione e intelligenza artificiale, con lo sviluppo e la validazione del Task Execution Software, un nucleo di intelligenza artificiale capace di coordinare una flotta multi-robot per l’assemblaggio di elementi prefabbricati, riducendo l’intervento manuale e azzerando gli errori di tolleranza grazie al feedback in tempo reale.

“Questo grande riconoscimento è un segno di forza del nostro Politecnico in cui orgogliosamente mi sono formato, da studente di architettura a professore ordinario.” ha detto il professor Fallacara, esperto internazionale di stereotomia, antica arte scientifica del taglio della pietra. Sul progetto, ha aggiunto: “In un’evoluzione futura, la robotica non deve essere vista come una minaccia che cancella il lavoro umano, ma come lo strumento che lo rende ancora possibile. Il braccio robotico si informa e si nutre del sapere del maestro scalpellino e del muratore, trasformandosi nel custode tecnologico di una tradizione. Grazie al progetto “Robotomy”, i robot industriali non si limiteranno a tagliare o movimentare blocchi in modo standardizzato, ma eseguiranno il montaggio di sistemi voltati complessi e geometricamente innovativi, replicando l’accuratezza e la sensibilità statica dei maestri del passato. Il connubio tra stereotomia e robotica dimostra che l’innovazione tecnologica può mettersi al servizio della storia. La robotica non elimina l’artigianato; lo evolve, lo rende sicuro, efficiente e sostenibile per l’architettura del domani, assicurando che la pietra continui a essere la spina dorsale del paesaggio pugliese e globale”.

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