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Bari, dopo il caso dei bagni pubblici i residenti del Municipio 5 insorgono: “Decidono senza consultarci”

In tanti tornano a parlare di autonomia: "Bari non ci ascolta, fanno quello che vogliono senza ascoltare chi vive sul territorio"

Pubblicato da: redazione | Lun, 27 Luglio 2026 - 15:41
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Non solo bagni pubblici. Dopo la polemica esplosa per le strutture installate sul lungomare di Santo Spirito, la protesta dei residenti si allarga al rapporto tra il quartiere, il Municipio V e le decisioni prese dall’amministrazione centrale. Il punto, per molti cittadini, non è soltanto dove collocare i servizi igienici, ma il modo in cui vengono progettati e realizzati gli interventi in un’area appena riqualificata e attesa per mesi dalla comunità, ma non solo. La protesta è estesa su più fronti e riguarda anche la gestione di altre questioni, tra queste la situazione di Palese, dove alcuni luoghi sono in stato di abbandono (ad esempio l’ex mercato coperto nella zona 167) e dove si attendono risposte per rendere il quartiere “non più solo dormitorio”. Ma andiamo per gradi.

La rabbia è esplosa dopo il posizionamento dei nuovi bagni pubblici sul waterfront di Santo Spirito, in un tratto considerato panoramico e vicino alla visuale del porticciolo. Dopo le lamentele, l’allaccio sarebbe stato sospeso e l’assessore ai Lavori pubblici Domenico Scaramuzzi, insieme alla presidente del Municipio V Maristella Morisco, al dirigente comunale e al consigliere Oronzo Campobasso, ha effettuato un sopralluogo per valutare possibili soluzioni. Ma il caso ha lasciato aperta una questione più profonda: secondo diversi residenti, il territorio non sarebbe stato coinvolto abbastanza nelle scelte che riguardano il nuovo volto del lungomare.

“Vorrei capire con quale criterio vengano prese certe decisioni”, scrive un cittadino sui social. “Davvero serve che siano i cittadini, che nella vita fanno tutt’altro mestiere, a far notare che piazzare dei bagni chimici in quel punto è un autentico pugno nell’occhio?”. Un altro punta il dito contro il fatto che il progetto fosse già approvato. “Come al solito, nessuno sa nulla… ma il progetto è approvato”, evidenzia un residente.  Il malcontento riguarda anche altri elementi collocati sul lungomare, come i box espositivi o chioschi, che alcuni cittadini giudicano troppo impattanti. Durante il sopralluogo è stato chiarito che alcune strutture, inizialmente confuse con bagni, sarebbero in realtà box destinati ad affidamento tramite bando. Ma la spiegazione non ha spento le critiche.

“Non è solo questione di cesso pubblico”, scrive con rabbia un residente. “Anche i chioschetti, cubici e in plastica, sono veramente brutti e impattanti. Ma per chi ci avete preso?”. La protesta ha assunto così anche un tono politico e identitario. Per alcuni cittadini, Santo Spirito subirebbe decisioni calate dall’alto, senza reale ascolto delle esigenze locali. “È un modo per affermare che non siamo Comune autonomo e che si può fare quello che si vuole con i cittadini del V Municipio?”, evidenziano alcuni.  Da qui la frase che sintetizza il malumore di una parte dei residenti: “Vogliamo l’autonomia”. Uno sfogo che racconta la distanza percepita tra chi vive quotidianamente il quartiere e chi decide sugli interventi pubblici che riapre una volontà espressa più volte dai residenti (e per i quali si era andati anche al voto molti anni fa ed esiste ancora oggi un comitato).

La vicenda dei bagni pubblici diventa così il simbolo di un disagio più ampio. Da una parte c’è un lungomare riqualificato, atteso per mesi e considerato strategico per l’identità di Santo Spirito. Dall’altra c’è una comunità che chiede di essere ascoltata prima che le decisioni siano già prese. Volontà a cui fanno eco anche quelle dei residenti della vicina Palese, ma anche Catino e San Pio. “Siamo un quartiere allo sbando e completamente abbandonato a se stesso – evidenzia un altro cittadino – non ci sono spazi per i giovani, ditemi voi se è normale riempire di locali e dimenticarsi di pensare anche a spazi per la socialità sana, non solo per bere e mangiare. A Palese non c’è nulla, il lungomare ha una nuova pista ciclabile, ma è nel degrado, la sera è un mortorio, non ci sono locali, non c’è nulla, neanche giostrine o spazi verdi per i bimbi. In alcune zone ci torni solo per dormire, ma vivere è un’altra cosa. Eppure siamo un Municipio strategico, abbiamo l’aeroporto, tanti turisti ci scelgono, ma da Bari continuano a decidere per noi senza mai chiedere cosa sia meglio. Adessso parlano di avvicinare le periferie, ma se ci si pensa bene in questo fantomatico Brt noi non siamo inclusi. Restiamo sempre gli ultimi, tranne quando pensano di fare qualcosa di bello e in realtà deturpano il territorio o fanno cose che non hanno senso, perché non vivono qui e non conoscono le problematiche. Se si votasse di nuovo per l’autonomia, al contrario di quanto fatto in passato, io questa volta voterei a favore. Sono stanco e credo che lo siamo un po’ tutti”, conclude.

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