Bari ha ricordato oggi l’83° anniversario della strage di via Niccolò dell’Arca, avvenuta il 28 luglio 1943, quando venti persone furono uccise e altre cinquanta rimasero ferite durante un corteo pacifico organizzato all’indomani della caduta del regime fascista. La manifestazione era nata per accogliere gli antifascisti in uscita dal carcere e chiedere libertà in una città che, pochi giorni dopo la caduta di Mussolini, viveva ancora dentro un clima segnato dalla presenza degli apparati del regime.
Le celebrazioni sono state organizzate dall’amministrazione comunale di Bari insieme ad ANPI, IPSAIC, ANPPIA, CGIL Camera del Lavoro Metropolitana, ARCI e Coordinamento provinciale antifascista. La giornata commemorativa si è aperta questa mattina con la deposizione di una corona d’alloro da parte della vicesindaca Giovanna Iacovone al Monumento ai Caduti del 28 luglio, nel cimitero monumentale di Bari. A seguire, un altro momento di omaggio si è svolto presso il toponimo via Caduti 28 luglio, nei pressi della chiesa di San Sabino. Alla cerimonia ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro.
La strage di via Niccolò dell’Arca è uno degli eventi che sono valsi alla città di Bari la Medaglia d’oro al merito civile conferita dal Presidente della Repubblica. Nel pomeriggio, da via Sparano, è partito il corteo della pace, che ha raggiunto il complesso monumentale dei Caduti del 28 luglio in piazza Umberto I. Qui si è svolta una breve cerimonia alla presenza, tra gli altri, della vicesindaca Giovanna Iacovone e del presidente provinciale dell’ANPI Nicola Colaianni.
“Ottantatré anni fa, il 28 luglio 1943, venti persone furono uccise e molte altre ferite in via Niccolò dell’Arca, a pochi metri da qui”, ha ricordato Iacovone. “Erano soprattutto studenti, insegnanti, giovani cittadini che partecipavano a un corteo pacifico, all’indomani della caduta di Mussolini, per chiedere libertà e salutare la liberazione degli antifascisti detenuti”. La vicesindaca ha richiamato il libro di Paolo Comentale dedicato alla strage, “La bellezza e il coraggio”, definendo quelle parole “le più semplici e più giuste” per ricordare i giovani uccisi: “La bellezza di vite che si affacciavano al futuro e il coraggio di attraversare pacificamente la città per chiedere libertà”.
Nel suo intervento, Iacovone ha sottolineato il valore ancora attuale di quella memoria. “Il fascismo era formalmente caduto da tre giorni. Ma non erano scomparsi i suoi apparati e, soprattutto, l’idea che il dissenso potesse essere considerato una minaccia da reprimere”. Per la vicesindaca, la strage continua a interrogare il presente perché ricorda che “la democrazia non nasce automaticamente con la fine di un regime”, ma vive “nel comportamento concreto delle istituzioni” e nella capacità di proteggere anche le voci critiche.
“Oggi questo ricordo ci invita a non dare mai per scontate le libertà democratiche e a custodire con rigore il diritto di ciascuno a esprimersi, riunirsi e manifestare pacificamente”, ha aggiunto Iacovone. Nel corso dell’intervento è stato richiamato anche il diritto dei popoli alla libertà e all’autodeterminazione, con un riferimento alla resistenza del popolo palestinese “alla distruzione e allo sradicamento” e a quella del popolo ucraino “all’aggressione russa”. “Ricordare oggi le vittime di via Niccolò dell’Arca significa assumere una responsabilità nel presente: rifiutare ogni nostalgia autoritaria, rispettare chi dissente e riconoscere nella libertà delle persone e dei popoli un principio che non può essere difeso in alcuni luoghi e dimenticato in altri”, ha concluso.