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La Corte dei Conti parifica il rendiconto della Puglia: sanità in rosso, Pnrr al palo

Decaro: "Sono criticità che conoscevo dal primo giorno del mio mandato"

Pubblicato da: redazione | Mer, 29 Luglio 2026 - 14:30
Corte dei conti

Il rendiconto generale della Regione Puglia per il 2025 ha ricevuto il via libera della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, ma il giudizio di parificazione arrivato al termine dell’udienza ha portato alla luce più di un elemento critico, a partire dai fondi del Pnrr e dai conti della sanità.

A tracciare il quadro è stata la presidente della sezione di controllo regionale, Cinzia Barisano, che nella sua introduzione ha osservato come i risultati raggiunti in Puglia dai progetti finanziati con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza “si dimostrano ancora scarsi, soprattutto in termini di pagamenti, quindi di realizzazioni effettive”. L’analisi della Sezione, ha spiegato Barisano, “ha messo in evidenza che al 31 dicembre 2025 la spesa impegnata ha raggiunto una percentuale abbastanza buona (circa il 91% delle risorse complessive) ma la percentuale di pagamenti è decisamente ancora bassa (circa il 33% del totale progetti)”.

A pesare sul dato complessivo sono soprattutto le missioni con la maggiore incidenza sul finanziamento totale. “Si riscontra – si apprende dalla relazione – che la Missione 6 (M6) Salute (39,8%) ha impegnato la quasi totalità delle somme, ma presenta pagamenti bassissimi, che non raggiungono il 9 per cento; la M5 Inclusione e coesione (21%) ha impegnato il 71,5 %, ma pagato per poco più del 31%, e infine la M3 Infrastrutture per una mobilità sostenibile (19%) ha impegnato la totalità delle somme ma pagato per meno del 59 %”. Barisano ha quindi concluso il ragionamento sul Pnrr sottolineando che “tenuto conto che il Piano è sostanzialmente giunto alla chiusura, appare necessaria un’accelerazione decisamente forte da imprimere ai pagamenti, cresciuti in un anno soltanto del 12 % (dal 21 al 33%), anche considerando l’impatto che gli interventi finanziati sono destinati ad avere sulla qualità della vita e sui servizi da erogare alle famiglie”.

Sul fronte sanitario, il bilancio consolidato 2025 della Regione si è chiuso con una perdita di 349,10 milioni, più che triplicata rispetto agli 84,38 milioni registrati nel 2024, con un peggioramento del 314 per cento. La magistratura contabile ha sottolineato il ruolo centrale della copertura assicurata dalla rideterminazione delle aliquote Irpef varata nel 2026, con un apporto di 241 milioni. Il risultato negativo risente “della mancata erogazione di contributi in conto esercizio, non avendo la Regione disposto alcun trasferimento in corso d’anno; il risultato economico riflette, pertanto, integralmente l’andamento della gestione, in assenza di interventi finanziari straordinari idonei a mitigarne gli effetti”.

La voce di costo principale resta quella del personale, cresciuta di 157 milioni rispetto al 2024: circa 97 milioni sono legati al saldo occupazionale positivo di 2.367 unità, frutto di 3.897 assunzioni a fronte di 1.530 cessazioni, mentre i restanti 60 milioni derivano dagli effetti economici del rinnovo del contratto collettivo del comparto sanitario e dal conseguente adeguamento dei fondi contrattuali. Cresce anche la spesa farmaceutica complessiva, che nel 2025 registra un incremento del 5,82 per cento rispetto all’anno precedente: il monitoraggio AIFA del 9 giugno 2026 conferma l’aumento, con un’incidenza sul fondo sanitario del 19,56 per cento, ben oltre il limite massimo del 15,30 per cento fissato dalla normativa statale. Sale anche la spesa per i dispositivi medici, che nel 2025 ha toccato i 627,60 milioni contro i 583,74 milioni dell’esercizio precedente, un incremento del 7,5% che porta lo scostamento rispetto al tetto assegnato a circa il 60 per cento. La Corte ha inoltre rilevato il peso dei flussi in uscita per ricoveri, diretti in prevalenza verso Emilia-Romagna, oltre il 27 per cento, e Lombardia, il 25 per cento, con una concentrazione nella disciplina di ortopedia e traumatologia.

La sentenza è stata promulgata dopo la relazione di Barisano, che ha delineato un quadro con luci ed ombre, e dopo l’intervento dei magistrati Salvatore Romanazzi, Daniela Piacente e Donatella Palumbo, la requisitoria del procuratore generale Carmela De Gennaro e l’audizione del presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. All’udienza, che si è svolta nella sede della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, erano presenti anche il presidente del Consiglio regionale Toni Matarrelli, gli assessori regionali alla Sanità Donato Pentassuglia e all’Agricoltura Francesco Paolicelli, e l’assessore comunale al Bilancio Diego De Marzo.

Davanti ai magistrati, Decaro non ha nascosto le difficoltà emerse, a partire dal disavanzo sanitario e dai ritardi nei pagamenti del Pnrr. Sono criticità “che conoscevo già dal primo giorno del mio mandato, quando mi sono insediato, alcune le conoscevo anche prima, nonostante questo non mi sono sottratto all’impegno e alla responsabilità di assumermi questo lavoro”. Il governatore ha poi spiegato le contromisure messe in campo: “Noi cercheremo di intervenire su quelle che sono le inefficienze, i ritardi, i problemi attraverso una cabina di regia che tiene insieme i direttori generali, tiene insieme la macchina amministrativa della Regione per evitare sprechi, inefficienze, per cercare di ottimizzare la spesa senza toccare i servizi, anzi cercando di migliorarli”. “La Puglia – ha aggiunto il governatore – è una terra complessa, è complessa anche l’articolazione, l’organizzazione della macchina amministrativa”.

Decaro ha collocato le criticità, in particolare quelle sanitarie, in un contesto più ampio, quello della finanza pubblica nazionale: si tratta di problemi che “si inseriscono in un quadro di finanza pubblica che assegna alle Regioni sempre maggiori responsabilità con una spesa e un ristoro da parte dello Stato che tende a diminuire in maniera non equa”. “Non voglio scaricare le inefficienze su un sistema nazionale che non aiuta, però non posso nemmeno tacere su quello che manca o che spetta in termini di diritti e quindi in termini di risorse”.

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