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Bari, gli antifascisti rispondono alle accuse di Fratelli d’Italia: “Pagliacciata propagandistica a fini elettorali”

Il collettivo barese contesta il sit-in del 30 luglio organizzato dopo l'aggressione a Giuditta

Pubblicato da: redazione | Sab, 1 Agosto 2026 - 17:06
Antifascisti

Un nuovo comunicato arriva a infiammare il dibattito sul sit-in organizzato giovedì 30 luglio da Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale nel Parco Rossani, in via Giulio Petroni, iniziativa nata per chiedere maggiore sicurezza dopo l’aggressione subita da Giuditta lo scorso 23 luglio nei pressi dei bagni del parco. A intervenire questa volta sono gli Antifasciste e Antifascisti Baresi, che in una nota contestano duramente l’iniziativa e chi l’ha promossa.

Secondo il collettivo, chi ha organizzato il sit-in chiede maggiore sicurezza “senza fare i conti con la situazione reale in cui ci troviamo”. Nel testo si sostiene che la propaganda portata avanti dal governo Meloni, e già in precedenza da una certa narrazione politica, sia rivolta contro chi viene identificato come un “soggetto diverso” e quindi come nemico che può mettere in crisi la loro normalità: contro chi ha un colore della pelle diverso, contro chi ha un aspetto diverso, contro chi segue una religione diversa, contro chi ha un concetto di famiglia diverso, contro chi conduce una vita diversa. Diversi, si legge ancora, perché non conformi al modello di ordine imposto.

Da anni, accusano gli antifascisti baresi, sarebbero proprio quegli ambienti a fomentare odio nei confronti di determinate categorie di persone, salvo poi meravigliarsi dell’aumento delle aggressioni e della disumanità che permea la città. Una conferma, secondo il collettivo, sarebbe arrivata subito dopo l’aggressione: senza conoscere l’identità di chi l’avesse aggredita, molte persone legate agli ambienti politici di Fratelli d’Italia e Gioventù Nazionale avrebbero puntato il dito contro un presunto migrante, invocando la remigrazione, in un clima di reazioni di odio e razzismo di cui, scrivono, “né sono piene le pagine social, dove addirittura si applaude per dei migranti morti in mare”.

Il comunicato prosegue affermando che da chi si professa apertamente fascista non ci sarebbe da stupirsi, definendo la creazione del “nemico interno” una vecchia strategia per la costruzione del consenso. Sul sit-in del 30 luglio, gli antifascisti sostengono che a essere più numerosi, e non solo provenienti dall'”ex caserma liberata” come raccontato, siano stati coloro che spontaneamente hanno sentito il bisogno di contestare quella che definiscono una presenza ipocrita, mascherata dietro una finta e improbabile solidarietà verso Giuditta ma mirata, a loro dire, a riaffermare una logica securitaria e a fare propaganda. Ciò che si chiede, secondo il collettivo, non sarebbe il cambiamento di un sistema politico, economico e culturale che genera ingiustizie sociali inaccettabili, ma solo la morsa securitaria per conservare un sistema basato sulle disuguaglianze e reprimere con la forza e con il carcere la disperazione che esso produce e la ribellione di chi desidera un mondo migliore.

Nel testo si precisa inoltre che non ci sarebbe stata alcuna aggressione e che nessuno avrebbe impedito quella che viene definita “l’ennesima pagliacciata propagandistica a fini elettorali”, svoltasi lontano dal punto dell’aggressione avvenuta ai bagni, con i manifestanti posizionati in maniera provocatoria sul lato più vicino al centro sociale, sotto la scritta “Bari ANTIFA”. Il collettivo si domanda poi se l’invito al sit-in fosse rivolto a tutta la cittadinanza o solo agli iscritti di Fratelli d’Italia e a chi la pensa come loro, ricordando che organizzare un’iniziativa in uno spazio pubblico significa aspettarsi anche il dissenso, e che la piazza non è una sala privata.

Nella parte conclusiva del comunicato, gli Antifasciste e Antifascisti Baresi rimandano al mittente le dichiarazioni di provocazione, aggiungendo che la mossa “meschina” sarebbe stata quella di utilizzare una grave aggressione per costruire una narrazione funzionale solo a raccogliere più voti alle prossime elezioni, senza prendersi le proprie responsabilità politiche rispetto alle discriminazioni che, a loro giudizio, causano questo tipo di aggressioni, ormai frequenti in tutto il paese nonostante i decreti sicurezza e le zone rosse. Il collettivo chiude sostenendo che la vera sicurezza non si costruisca aumentando il numero di agenti in strada e di reati, togliendo al contempo risorse a scuole, università, ospedali e spazi accessibili a tutte e tutti, per destinarle invece ad armi, guerre e genocidi: “State costruendo miseria, non potrete che raccogliere tempesta”, conclude la nota firmata Antifasciste e Antifascisti Baresi.

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