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Musica, Brunori Sas tra l’ironia e la poesia per raccontare questioni complesse a parole semplici

Dagli esordi, al successo di Sanremo, ecco la storia del cantautore per la rubrica Musica

Pubblicato da: redazione | Mar, 20 Ottobre 2026 - 17:32
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C’è chi racconta l’amore attraverso grandi dichiarazioni e chi preferisce soffermarsi sulle piccole contraddizioni della vita quotidiana. Brunori Sas appartiene alla seconda categoria. Nelle sue canzoni infatti convivono ironia e malinconia, paure e desideri, disillusione e speranza. E soprattutto una capacità particolare, quella di affrontare questioni complesse utilizzando parole apparentemente semplici, capaci di trasformare esperienze personali in racconti nei quali è facile riconoscersi. Dalla Calabria ai palchi dei principali teatri italiani, passando per i festival, il cinema e il Festival di Sanremo, Dario Brunori ha costruito un percorso artistico lontano dalle formule più convenzionali della musica pop. Un cantautorato che guarda alla tradizione italiana, ma che non rinuncia a sperimentare, giocare con le parole e interrogarsi sul presente. Ma andiamo per gradi.  Mentre leggete consigliamo l’ascolto di “La verità”, uno dei brani più rappresentativi del suo repertorio.

Dario Brunori, dalla Calabria alla musica

Dario Brunori nasce a Cosenza il 28 settembre 1977 e trascorre l’infanzia tra Santa Caterina Albanese, nella frazione di Joggi, e Guardia Piemontese, entrambe località della provincia cosentina. Ultimo di tre fratelli, cresce in una famiglia nella quale la musica non è del tutto estranea: suo zio materno è il compositore Stanislao Giacomantonio. Eppure, prima di intraprendere definitivamente la carriera artistica, Brunori segue una strada apparentemente distante dal mondo delle sette note. Dopo il diploma scientifico si trasferisce a Siena, dove consegue la laurea in Economia e Commercio. È proprio da questa formazione, insieme alla storia familiare, che nascerà uno degli elementi più curiosi della sua identità artistica: il nome. Brunori Sas è infatti un omaggio all’impresa edile del padre Bruno, nella quale Dario si ritrova a lavorare dopo la morte del genitore, poco prima di pubblicare il suo primo album. Una scelta che racchiude già una parte della sua poetica, prendere qualcosa di ordinario, persino burocratico, e trasformarlo in un elemento narrativo. Anche l’immagine del cantautore, caratterizzata fin dagli esordi da baffi e occhiali, contribuirà a renderlo immediatamente riconoscibile.

Gli esordi, dai Blume al primo album

Prima di diventare Brunori Sas, Dario attraversa diverse esperienze musicali. Nel 2003 partecipa al collettivo italo-svizzero Minuta, mentre nel 2005 fonda insieme a Matteo Zanobini e Francesca Storai i Blume, gruppo dalle sonorità dream pop con cui pubblica l’album In tedesco vuol dire fiore. Nello stesso periodo sperimenta anche linguaggi più ironici, collaborando al progetto The Minnesota’s e alla realizzazione di musiche per alcune serie televisive animate. Il debutto solista arriva nel giugno del 2009 con “Vol. 1”, un album costruito attorno a canzoni dirette, melodie riconoscibili e testi nei quali l’ironia diventa spesso uno strumento per raccontare la realtà. Il disco conquista il Premio Ciampi come miglior debutto discografico, segnando l’inizio di un percorso destinato a crescere soprattutto grazie ai concerti. Brunori attraversa l’Italia con un lungo tour, costruendo un rapporto sempre più stretto con il pubblico e affermandosi progressivamente nella scena musicale indipendente.

“Poveri Cristi” e le storie degli altri

Nel 2011 arriva “Vol. 2 – Poveri Cristi”, un lavoro che amplia lo sguardo del cantautore. Se nel primo album prevaleva una dimensione più personale, nel secondo Brunori comincia a raccontare con maggiore attenzione le vite degli altri, soffermandosi su personaggi comuni, debolezze, fallimenti e piccole speranze. Il disco presenta arrangiamenti più articolati e vede anche la partecipazione di Dente e Dimartino. È in questo periodo che nasce Picicca Dischi, etichetta fondata da Brunori insieme a Simona Marrazzo e Matteo Zanobini, attraverso la quale il cantautore sviluppa anche la propria attività di produttore artistico. Tra gli artisti con cui lavora ci sono Maria Antonietta e Dimartino, a conferma di un interesse per la musica che non si limita alla scrittura delle proprie canzoni. Nel frattempo arriva anche il cinema. Nel 2012 Brunori firma la colonna sonora del film “È nata una star?”, diretto da Lucio Pellegrini e interpretato da Rocco Papaleo e Luciana Littizzetto.

“Il cammino di Santiago in taxi”, tra ironia e ricerca personale

Il terzo album, “Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi”, viene pubblicato nel febbraio del 2014. Già dal titolo emerge una delle caratteristiche più interessanti della scrittura di Brunori: la capacità di accostare concetti apparentemente incompatibili, come il viaggio spirituale e la comodità di un mezzo di trasporto. Il disco viene registrato in un convento di Belmonte Calabro, con la produzione di Taketo Gohara, e contiene “Kurt Cobain”, brano dedicato al celebre cantante dei Nirvana. L’album debutta nelle prime posizioni delle classifiche italiane, mentre il tour registra numerosi sold out. Nello stesso anno Brunori partecipa al Concerto del Primo Maggio e viene scelto da Ligabue per aprire alcuni concerti negli stadi. Ma è soprattutto il rapporto con il teatro a rappresentare un’altra evoluzione della sua carriera. Con “Brunori Srl – Una società a responsabilità limitata”, il cantautore porta sul palco uno spettacolo nel quale canzoni e monologhi si alternano, mescolando riflessioni personali, comicità e teatro-canzone. Un linguaggio che richiama la tradizione di artisti come Giorgio Gaber, pur mantenendo una propria identità.

“A casa tutto bene”, quando la paura diventa una canzone

Nel gennaio del 2017 Brunori pubblica “A casa tutto bene”, uno degli album centrali della sua discografia. Il titolo sembra rassicurante, ma nasconde una riflessione molto più complessa. Le canzoni affrontano infatti le paure quotidiane, il bisogno di protezione, le insicurezze e quella tendenza umana a cercare continuamente un luogo nel quale sentirsi al sicuro. È un disco che parla dell’individuo, ma anche della società contemporanea, delle sue contraddizioni e delle difficoltà nel confrontarsi con ciò che non conosciamo. Tra i brani più significativi c’è “La verità”, una canzone che invita a interrogarsi sul rapporto tra paura, cambiamento e consapevolezza. Il brano ottiene la Targa Tenco 2017 come migliore canzone singola, mentre il relativo videoclip, diretto da Giacomo Triglia, riceve un riconoscimento dal Meeting delle Etichette Indipendenti. Nello stesso album trova spazio “Canzone contro la paura”, altro esempio della capacità di Brunori di utilizzare la musica per affrontare temi esistenziali senza rinunciare all’immediatezza melodica. E poi c’è “L’uomo nero”, canzone che si confronta con i pregiudizi e le paure collettive, vincitrice nel 2018 del Premio Amnesty International Italia. È forse proprio in questo equilibrio tra dimensione privata e riflessione sociale che emerge una delle qualità più riconoscibili del cantautore calabrese: raccontare il mondo partendo dalle fragilità di chi lo abita.

Dalla musica alla televisione con “Brunori Sa”

Nel 2018 Brunori porta il proprio modo di raccontare anche in televisione, conducendo su Rai 3 “Brunori Sa”. Il programma, articolato in cinque puntate, affronta alcune delle principali questioni esistenziali della generazione dei quarantenni: salute, casa, lavoro, relazioni e rapporto con Dio. Temi che sembrano quasi proseguire il percorso iniziato attraverso le canzoni. Brunori si conferma così un artista capace di muoversi tra linguaggi differenti, utilizzando ironia, narrazione e riflessione per osservare le contraddizioni della società contemporanea. Nel 2019 arriva anche una prima apparizione sul palco del Festival di Sanremo, quando accompagna gli Zen Circus nella serata dedicata ai duetti con il brano L’amore è una dittatura.

“Cip!”, il desiderio di ascoltare oltre il rumore

Nel gennaio del 2020 esce “Cip!”, quinto album in studio di Brunori Sas. Il titolo, apparentemente leggero, richiama il verso di un uccellino e suggerisce un’attenzione diversa verso il mondo. Il cantautore sceglie un’immagine semplice, quella del pettirosso, per evocare qualcosa che unisce tenerezza e capacità di resistere. All’interno del disco trovano spazio canzoni come “Al di là dell’amore” e “Per due che come noi”, quest’ultima dedicata a un amore che attraversa il tempo, cambia forma e si confronta con la quotidianità. L’album conquista la Targa Tenco 2020 come migliore album in assoluto, confermando la centralità di Brunori nel panorama del cantautorato italiano. Nello stesso periodo arriva un altro importante riconoscimento, questa volta legato al cinema. La colonna sonora di “Odio l’estate”, film di Aldo, Giovanni e Giacomo, gli vale il Nastro d’argento e il Ciak d’oro per la migliore colonna sonora.  La collaborazione con il trio prosegue anche con Il grande giorno, uscito nel 2022.

La paternità e le canzoni dedicate a Fiammetta

Nel 2021 Dario Brunori diventa padre di Fiammetta, nata dalla relazione con Simona Marrazzo, sua compagna di vita e collaboratrice artistica. Un cambiamento personale che entra inevitabilmente anche nella musica. Nel dicembre dello stesso anno pubblica “Baby Cip!”, una rilettura in forma di ninna nanna dei brani del precedente album. Il progetto utilizza sonorità acustiche, strumenti dal timbro delicato e atmosfere pensate per accompagnare l’ascolto dei più piccoli. Il ricavato delle vendite viene destinato all’acquisto di attrezzature per il reparto di neonatologia dell’ospedale di Cosenza. La paternità tornerà al centro della sua scrittura qualche anno più tardi, diventando il punto di partenza di una delle canzoni più importanti della sua carriera.

Sanremo 2025 e “L’albero delle noci”

Nel febbraio del 2025 Brunori Sas partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo come concorrente, presentando L’albero delle noci. La canzone, dedicata alla figlia Fiammetta, affronta il rapporto tra genitorialità, tempo che passa e responsabilità di accompagnare una nuova vita nella sua crescita. Non è soltanto una dichiarazione d’amore paterno. È anche una riflessione sulla paura di non essere all’altezza, sulla trasformazione della propria identità e sulla consapevolezza che amare qualcuno significa anche accettare di non poter controllare tutto. Il brano conquista il terzo posto nella classifica finale del Festival e riceve il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo. Durante la settimana sanremese viene pubblicato anche l’album omonimo, “L’albero delle noci”, realizzato con la collaborazione artistica di Riccardo Sinigallia. Il disco segna un ritorno a sonorità intime e riflessive, sviluppando alcuni dei temi che hanno accompagnato Brunori fin dagli esordi: il tempo, la memoria, l’amore e la difficoltà di trovare risposte definitive alle domande della vita. Nel corso del 2025 arrivano anche i singoli “Per non perdere noi” e “Più acqua che fuoco”, mentre nel 2026 il cantautore torna sul palco dell’Ariston durante la serata delle cover, accompagnando Maria Antonietta e Colombre nell’interpretazione di Il mondo di Jimmy Fontana.

Brunori Sas, la capacità di raccontare ciò che siamo

Dopo oltre quindici anni di carriera solista, Brunori Sas ha costruito un repertorio nel quale convivono canzoni d’amore, riflessioni sociali, racconti familiari e interrogativi esistenziali. La sua scrittura si muove spesso lungo una linea sottile: da una parte la leggerezza dell’ironia, dall’altra il peso delle domande che accompagnano la vita adulta. Non cerca necessariamente di offrire risposte. Piuttosto, mette in musica dubbi e contraddizioni, lasciando spazio all’ascoltatore per riconoscersi o prendere le distanze. Dalla paura di cambiare raccontata in La verità alla maturità sentimentale di Per due che come noi, fino alla paternità di L’albero delle noci, le sue canzoni sembrano seguire le trasformazioni di un uomo che cresce insieme alla propria musica. Ed è forse proprio questo il tratto più interessante di Brunori Sas, la capacità di raccontare la vita senza fingere di averla capita fino in fondo. Tra un sorriso amaro, una domanda lasciata aperta e una melodia costruita in modo da rimanere in testa, le sue canzoni ricordano che anche le cose più “comuni” possono contenere storie degne di essere raccontate o quella magia che spesso non è visibile agli occhi di tutti.

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