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Turismo, dalla storia alla natura: ecco Colledimezzo

Per la rubrica turismo scopriamo un borgo d'Abruzzo

Pubblicato da: redazione | Mar, 20 Ottobre 2026 - 16:52
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Ci sono luoghi che non hanno bisogno di grandi monumenti o di strade affollate per raccontare la propria bellezza. Basta una passeggiata tra le case in pietra, una chiesa che custodisce un’opera d’arte preziosa o un panorama che si apre improvvisamente sulle montagne. Questo è, in sintesi, Colledimezzo. Siamo in Abruzzo, nella provincia di Chieti, in uno di quei piccoli borghi nei quali il paesaggio e la memoria si intrecciano, regalando ai visitatori un’esperienza lontana dai ritmi frenetici delle destinazioni turistiche più conosciute. Con poco più di quattrocento abitanti, questo centro della Val di Sangro sorge su uno sperone roccioso che domina il Lago di Bomba, circondato da un territorio nel quale la natura conserva un ruolo da protagonista. Un paese dalle dimensioni raccolte, ma con una storia che attraversa i secoli, un patrimonio artistico sorprendente e scorci capaci di conquistare chi ama scoprire l’Italia meno conosciuta. Ma andiamo per gradi.

Colledimezzo, un nome che racconta la sua posizione

Il nome Colledimezzo racchiude una particolarità geografica. Il paese sorge infatti sul colle Castellano, situato tra due rilievi vicini, Monte Butino e Monte Rinello. Proprio questa posizione avrebbe dato origine al toponimo, che descrive un abitato sviluppatosi su un colle posto nel mezzo di altri due. Le origini del borgo sembrano risalire al X secolo, anche se alcuni ritrovamenti archeologici nella località Fiumali testimoniano la presenza umana nel territorio già in epoca romana. Durante il periodo normanno, tra il 1160 e il 1165, Colledimezzo era conosciuto con il nome di Colle de Menso e risultava essere un feudo di Rainaldo di Aniba. Secondo le testimonianze dell’epoca, il piccolo insediamento contava circa ventiquattro famiglie. Nei secoli successivi il paese attraversò diversi passaggi feudali. Nel 1462 entrò a far parte dei possedimenti della famiglia D’Avalos, insieme ad altri feudi della contea di Monteodorisio, rimanendo legato a questa casata fino all’abolizione del sistema feudale nel 1806. Anche le vicende naturali hanno contribuito a modificarne la storia. Una tradizione popolare racconta infatti dell’esistenza di un antico abitato sul vicino Colle Butino, distrutto dal terremoto del 1456. Secondo una ricostruzione storica, parte della popolazione di quell’insediamento potrebbe essersi trasferita a Colledimezzo, contribuendo alla crescita del borgo.

Cosa vedere a Colledimezzo, tra vicoli e architetture antiche

Il centro storico di Colledimezzo conserva il fascino dei piccoli paesi dell’entroterra abruzzese, con stradine acciottolate, abitazioni in pietra e scorci che raccontano una quotidianità legata alle tradizioni locali. Passeggiare tra le sue vie significa attraversare un luogo nel quale le testimonianze del passato convivono con la vita di una comunità che ha mantenuto un forte legame con il proprio territorio. Non è un borgo da visitare inseguendo un lungo elenco di attrazioni. La sua particolarità risiede piuttosto nella possibilità di scoprirlo lentamente, osservando le facciate degli edifici, le piccole piazze e i dettagli architettonici che raccontano secoli di storia. Tra i luoghi più significativi spiccano le chiese, il castello e alcuni monumenti commemorativi che custodiscono la memoria collettiva del paese.

La Chiesa di San Giovanni Evangelista e il dipinto di Tanzio da Varallo

Uno dei principali tesori artistici di Colledimezzo si trova all’interno della Chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista, edificio religioso che rappresenta un importante punto di riferimento per il borgo. La chiesa, ampliata tra il 1737 e il 1748 e successivamente modificata, presenta un’unica navata e conserva opere del pittore settecentesco teatino Donato Teodoro.
Al suo interno si trovano anche un pulpito ligneo e un coro in legno composto da undici stalli, legato alla congregazione del Santissimo Sacramento, confraternita laicale costituita nel Seicento. Ma è soprattutto un dipinto a rendere particolarmente significativa la visita: “Madonna col Bambino, San Francesco d’Assisi e il donatore”, opera attribuita a Tanzio da Varallo, importante pittore del Seicento italiano. Un capolavoro che rappresenta una presenza artistica di grande rilievo per un centro così piccolo e che testimonia come il patrimonio culturale italiano non sia custodito esclusivamente nei grandi musei e nelle città d’arte. A Colledimezzo, infatti, una delle opere più preziose del territorio si incontra all’interno di una chiesa di paese, in un contesto nel quale arte e devozione popolare continuano a condividere lo stesso spazio.

Le chiese di San Rocco e Sant’Antonio

Il patrimonio religioso del borgo comprende anche la Chiesa di San Rocco, situata in Piazza Vizioli. L’edificio presenta un interno articolato in tre navate, con pareti decorate da affreschi realizzati da artisti locali. Il portale d’ingresso è impreziosito da elementi in travertino, mentre il campanile risulta in parte nascosto dalle abitazioni circostanti. La chiesa viene generalmente aperta in occasione delle funzioni religiose estive, motivo per cui è consigliabile informarsi preventivamente sulla possibilità di visitarla.
Un’altra testimonianza della storia religiosa locale è la Chiesa di Sant’Antonio, situata nei pressi del cimitero. L’edificio attuale sorge su un luogo di culto più antico e ha attraversato diverse trasformazioni nel corso dei secoli. Dopo i danni subiti durante la Seconda guerra mondiale è stato oggetto di interventi di ricostruzione e restauro. Oggi presenta una facciata di gusto tardo neoromanico, mentre un’acquasantiera costituisce una delle testimonianze superstiti della precedente struttura settecentesca.

Il Castello D’Avalos, tra passato feudale e cultura

Nel centro storico, accanto alla chiesa principale, si trova il Castello D’Avalos, edificio che richiama il passato feudale di Colledimezzo. La struttura ha subito numerose trasformazioni, tanto che oggi risulta difficile distinguere con precisione gli elementi appartenenti all’impianto originario. La facciata presenta murature in pietra e ciottoli, con aperture e dettagli architettonici che testimoniano le modifiche avvenute nel tempo. Attualmente l’edificio ospita un centro culturale, assumendo così una funzione diversa rispetto a quella delle sue origini. Un esempio di come un luogo legato alla storia del potere feudale possa essere recuperato e destinato alla vita culturale della comunità.

Il Lago di Bomba, lo spettacolo della natura ai piedi del borgo

Se il centro storico custodisce la memoria di Colledimezzo, è il paesaggio circostante a offrire uno degli spettacoli più suggestivi. Il paese domina infatti il Lago di Bomba, bacino artificiale formato lungo il corso del fiume Sangro, circondato da rilievi e vegetazione. Dall’alto del borgo, la vista sul lago regala un panorama nel quale l’acqua si inserisce tra le montagne, creando un contrasto particolarmente suggestivo, sembra quasi d’essere in quei paesaggi visti nei film o più in particolare nella serie I Vichinghi.  È proprio questa vicinanza tra centro abitato e ambiente naturale a rendere Colledimezzo una meta interessante per chi desidera alternare una passeggiata culturale a qualche ora all’aria aperta. Il lago offre opportunità per attività ricreative e sportive legate all’acqua, tra cui canoa, pedalò e altre discipline praticabili secondo la disponibilità dei servizi e le condizioni locali.
L’area richiama anche gli appassionati di pesca, nel rispetto delle autorizzazioni e delle disposizioni previste. Ma non è necessario praticare uno sport per apprezzarne la bellezza. Anche una semplice sosta sulle rive può diventare l’occasione per osservare il paesaggio, fotografare gli scorci e scoprire una dimensione più tranquilla dell’Abruzzo.

Un borgo che custodisce anche la memoria

Tra le testimonianze presenti a Colledimezzo ci sono alcuni monumenti dedicati a persone ed eventi che hanno segnato la storia della comunità. Il Monumento ai Caduti, inaugurato nel 1984, ricorda gli abitanti del paese morti durante i conflitti, attraverso una scultura bronzea raffigurante un soldato. Nel borgo si trova anche una statua dedicata a Padre Pio, inaugurata nel giugno del 2000. Particolarmente significativa è poi la presenza di un monumento dedicato a Marisa Di Nardo, originaria di Colledimezzo e vittima degli attentati dell’11 settembre 2001 a New York. Realizzato nel 2004, il memoriale ricorda una storia personale che lega questo piccolo centro abruzzese a uno degli eventi più drammatici della storia contemporanea. Una testimonianza di come anche le comunità più piccole possano custodire memorie che superano i confini geografici e diventano parte di una storia collettiva molto più ampia.

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