L’estate è ormai alle spalle con l’aria più fresca che sta avvolgendo Bari da qualche giorno. Ma nel capoluogo pugliese, il bagno si fa fino a ottobre e ormai lo dicono anche i numeri e le presenze turistiche. Secondo i dati di Pugliapromozione, tra il 2023 e il 2025 gli arrivi turistici in Puglia nel mese di ottobre sono passati da 397 mila a 533 mila, il 34,2% in più. Nel primo mese d’autunno i turisti crescono più che in estate, soprattutto gli stranieri.
Il clima, d’altra parte, gioca a favore. Lo scorso marzo il Sole 24 Ore ha aggiornato l’Indice del clima e per il terzo anno consecutivo Bari è risultata in cima alla classifica, prima tappa di avvicinamento all’indagine sulla Qualità della vita. L’indice è stato pubblicato per la prima volta nel 2019 ed è un’elaborazione originale del giornale su dati 3bmeteo. Non fotografa quindi l’anno in corso, ma la media di un decennio, dal 2015 al 2025, su 15 indicatori che toccano la vita di tutti i giorni, dal sole al vento, dalla pioggia alla nebbia. Per ognuno la città con il valore migliore ottiene mille punti, l’ultima zero, e la classifica finale è la media dei punteggi. Bari chiude a 760,2 punti, davanti a Barletta-Andria-Trani con 747,6 e a Pescara con 733,4.
Il sole è il primo dei suoi punti di forza: 8,6 ore al giorno in media. In estate il caldo si fa sentire, ma ci pensa la brezza a dare una mano, con una media di 7,1 nodi tra luglio e settembre. Il conto da pagare arriva di notte. Le notti tropicali, quelle in cui tra mezzanotte e le sei la temperatura media resta sopra i 20 gradi, sono 114,8 l’anno, e in questo indicatore Bari è al 100° posto su 107.
Con l’autunno cambia il registro. Quando piove, piove con misura: 10,2 millimetri per ogni giorno piovoso, il 2° posto in classifica. I giorni con più di 40 millimetri di pioggia in una fascia oraria sono in media 0,5 l’anno, il 4° posto. Intanto, sulla spiaggia pubblica di Pane e Pomodoro, il primo ottobre sarebbero stati contati circa 500 bagnanti, ma senza servizio di salvataggio e con servizi già ridotti. Lo stesso quadro emerge a livello regionale: la Regione non dispone i monitoraggi dell’Arpa sulle acque e non sono garantiti servizi come il salvataggio.
Poi c’è l’inverno, che da queste parti raramente morde: i giorni con una temperatura massima percepita sotto i 3 gradi sono in media 0,8 l’anno. Il vento è invece il lato meno generoso: le giornate con raffiche oltre i 30 nodi sono 29,3 l’anno e valgono l’85° posto.
Il primato, dunque, non nasce da un primo posto in tutto, ma dall’equilibrio tra tanti indicatori buoni e pochi più deboli. Il sole è al 13° posto, la pioggia al 2°, e la media fa il resto. Il confronto con il resto d’Italia aiuta a capire la distanza: tra gli ultimi 30 posti, dove si rilevano le peggiori condizioni meteo, si incontrano tutte città del Nord, in particolare della Pianura padana, tranne sei capoluoghi del Mezzogiorno e cinque del Centro. In fondo alla classifica c’è Carbonia.