Due buste contenenti proiettili di diverso calibro, uno dei quali per arma da guerra, accompagnati da messaggi intimidatori. È quanto ricevuto nei mesi scorsi dalla magistrata barese Concetta Potito, destinataria di un grave atto di intimidazione reso noto soltanto nelle ultime ore dall’Associazione nazionale magistrati di Bari. La vicenda emerge a pochi giorni dalle minacce di morte rivolte attraverso i social network al procuratore della Repubblica Roberto Rossi. Non si tratterebbe, tuttavia, degli unici episodi: l’Anm segnala anche intimidazioni nei confronti di un’altra magistrata del distretto, per la quale si è resa necessaria l’attivazione di misure di protezione.
A denunciare quanto accaduto è la Giunta esecutiva sezionale dell’Associazione nazionale magistrati di Bari, che ha espresso solidarietà a Concetta Potito e richiamato l’attenzione sul clima di intimidazione nei confronti di chi esercita la funzione giudiziaria. Secondo quanto riferito dall’associazione, le due buste recapitate alla magistrata contenevano munizioni di diverso calibro e frasi minacciose. Un gesto che, per l’Anm, avrebbe avuto l’obiettivo di condizionare l’attività della destinataria e colpire l’indipendenza della magistratura. Si tratta di un episodio particolarmente grave che, “per natura e modalità, rivela un intento inequivocabile: colpire l’indipendenza della funzione giudiziaria e indurre chi la esercita a sentirsi solo ed esposto”, sottolinea l’associazione, esprimendo “piena e affettuosa solidarietà” alla collega.
A destare ulteriore preoccupazione è la notizia di un’altra intimidazione, indirizzata a una magistrata del distretto giudiziario barese, la cui identità non è stata resa nota. Secondo l’Anm, le minacce sarebbero riconducibili a “soggetti di elevata caratura criminale” e avrebbero richiesto l’adozione di specifiche misure di protezione. Tre vicende distinte che, secondo la rappresentanza dei magistrati, evidenziano i rischi ai quali possono essere esposti coloro che operano negli uffici giudiziari del territorio. Ora la denuncia dell’Anm riporta l’attenzione su un quadro più ampio di intimidazioni, che l’associazione collega anche al clima di delegittimazione della funzione giudiziaria.
“Questi episodi si inscrivono in un clima di continuo screditamento della funzione giudiziaria, che ne indebolisce l’autorevolezza e rischia di alimentare l’idea che chi la esercita possa essere impunemente intimidito”, denuncia l’Associazione nazionale magistrati. La Giunta esecutiva sezionale ribadisce infine il sostegno ai colleghi destinatari delle minacce, sottolineando che gli atti intimidatori non condizioneranno l’attività degli uffici giudiziari. “La magistratura barese è unita al fianco della collega e ribadisce che nessuna intimidazione potrà piegare l’impegno quotidiano ad amministrare giustizia con indipendenza e nel rispetto della legge”, conclude l’Anm.