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Ovviamente, mentre scrivo non conosco la risposta – se risposta ci sarà- del Presidente Gianluca Paparesta ai cinesi. La mossa di mister Zheng(?) tramite il dr. Volpicella, appare un’entrata ancora una volta a piedi uniti contro il club barese.  Ho avuto modo anche di complimentarmi personalmente con Nani Campione per il suo fondo di stamani su La Gazzetta del Mezzogiorno dal titolo emblematico. “Bari calcio, lo zio cinese non è lo zio d’America”. La mia, da vecchio calciatore del Bari, poi assessore comunale e giornalista del Corriere dello sport nei primi anni ’70, non può che essere un’analisi critica ma costruttiva e di sostegno a chi il club ha salvato e che –al di là di possibili errori che si fanno quando si opera- merita rispetto.

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Fare alcuni mesi fa, come ha fatto il duo Zheng/Volpicella, una conferenza stampa anziché parlare riservatamente con Paparesta è stato un errore. Così come – a mio modesto avviso- è stato un errore dare alla stampa una nota che produce – magari senza che lo vogliano i cinesi – un ulteriore conflitto con il club che potrebbe (spero di no) aizzare quella parte del tifo esasperato dalle sconfitte.

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Certo in tutto questo ci sono anomalie che non possono essere nascoste. Come scrive la Gazzetta, si possono alimentare speranze nei tifosi sventolando milioni di euro senza aver mantenuto fede all’impegno tanto sbandierato nei primi giorni secondo cui il gruppo cinese, oltre ad aprire in conto, avrebbe prestato dopo qualche giorno (sono trascorsi invano 4 mesi) quelle garanzie finanziarie- comfort letter- utili per realizzare non un desiderio ma  un contratto?

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Se dovessero arrivare, e se i 12/15 milioni di cui si parla dovessero essere veramente euro e non noccioline, credo che ciascuno di noi dovrebbe chiedergli scusa per aver osato dubitare, stendere un tappeto di benvenuto al sig. Zheng e farlo cittadino onorario di Bari.

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Nell’attesa non sarebbe male che il Comune di Bari concluda il contratto di concessione del San Nicola con il Bari calcio e che Gianluca Paparesta torni a parlare con il mondo dell’informazione che non è satana, anche se di tanto in tanto c’è qualcuno tra i colleghi che si muove in modo scomposto.

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Il Bari calcio, di De Palo, dei Matarrese e ora di Paparesta, appartiene alla Città, a tutta la Puglia e tutti – nessuno escluso- può pensare di giocare sulla pelle del club.  Gli atleti, i tecnici, devono sentire il fiato dei tifosi e della società per dare il massimo che da loro ci si aspetta. Se questo sarà sufficiente a superare il difficile momento lo vedremo da sabato e nelle successive partite.  Noi abbiamo il dovere di crederci sino all’ultimo minuto dell’ultima gara.

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No alla sede legale del club a Molfetta

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Un’ultima annotazione riguarda un ventilato trasferimento della sede legale a Molfetta.  Credo sia una notizia infondata perché non è possibile che una persona, dimostratasi saggia e generosa(ma imprenditore con tanto fiuto) come il sig. Giangaspro non pensi proprio ad umiliare la città di Bari, i suoi cittadini e i suoi tifosi. Bari è il capoluogo della Puglia, non una città distrutta dalle fiamme. Il trasferimento, anche solo della sede legale, sarebbe un brutto affronto che non potrebbe essere perdonato.

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Torniamo a parlare di azionariato popolare

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A Gianluca chiedo, ma perché non tentare di mettere in piedi un azionariato popolare? Mille tifosi pronti a sostenere la squadra con €5.000,00 (magari acquistando  2 abbonamenti in tribuna per i prossimi 2/3 anni) e cento imprenditori , commercianti e professionisti, non solo baresi, pronti ad investire € 50.000,00 non ci sono? Beh, io ci proverei.


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