BARI – Chi ha riportato condanne penali per reati di “particolare gravità sociale” non potrà più lavorare per conto del Comune, anche se dipendente di una società che si è aggiudicata un appalto predisposto dagli uffici comunali o dalle società partecipate. Il caso dell’assunzione temporanea all’Amiu del boss Franco Diomede ha fatto suonare il campanello di allarme, così il sindaco Antonio Decaro ha chiesto al suo direttore generale di preparare un atto di indirizzo da sottoporre per l’approvazione alla giunta municipale che preveda  “nei capitolati di appalto, predisposti dagli uffici comunali e dalle società partecipate, condizioni più stringenti di verifica dei requisiti soggettivi dei lavoratori da impegnare nei servizi appaltatati”. “Tali requisiti – spiegano da Palazzo di Città – dovranno prevedere anche l’assenza di condanne penali per reati di particolare gravità sociale, per ciò stesso incompatibili con le finalità della pubblica amministrazione, fermo restando l’interesse pubblico per le politiche di rieducazione e reinserimento sociale di quanti hanno subito condanne penali”. La novità viene giustificata facendo riferimento alle novità introdotte dal nuovo Codice degli appalti approvato dal Consiglio dei ministri. In realtà, l’obiettivo primario è evitare un altro caso Diomede: la Procura di Bari ha aperto un’inchiesta per capire come e perché per otto mesi il capo clan è stato dipendente dell’Amiu e messo a lavorare nel cuore del rione che ha tartassato con le richieste estorsive, prima di essere assunto da una cooperativa privata alla quale la municipalizzata aveva affidato nel luglio 2014 il servizio di pulizia e gestione dei bagni pubblici. Il pregiudicato aveva un piccolo ufficio a pochi passi dalla Chiesa Russa. Il presidente dell’Amiu Gianfranco Grandaliano è stato indagato per questa vicenda dal pm della Dda Roberto Rossi.

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