Quando è stato il momento in cui ti sei detto “questo è il lavoro, la passione che voglio portare avanti”?

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Quando ho ascoltato in me il piacere e il nutrimento che mi da il pubblico, quando ho realizzato che una volta in scena ogni problema veniva messo da parte, e che ero immerso come mai nel “qui ed ora”. Quando in definitiva ho capito che mi stavo facendo del bene

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Qual è il tuo rapporto con i tuoi strumenti? Esiste un feeling particolare?

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Il feeling con i miei strumenti l’ho scoperto quando li ho persi. In fondo si danno molto per scontati ma quando ti vengono tolti senti davvero qualcosa che non va. Qualche anno fa per la prima volta ( è successo in più di un occasione) mi è stato rubato tutto il materiale dalla macchina, tutto. Tutto quello che negli anni avevo acquistato con fatica, quello che mi ero costruito con amore, quello che raccontava di me il mio percorso. Ho capito allora che senza di loro non avrei potuto continuare o andare avanti o ricostruire.

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Qual è la tua filosofia, il tuo personale modo di vedere il mondo che quotidianamente riporti nel tuo lavoro?

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“Con i piedi per terra e la testa fra le nuvole”: adoro queste parole e mi ci ritrovo, e cerco con coerenza di vivere in questa filosofia. Non penso che abbiano bisogno di molte spiegazioni, oggi l’artista non può più essere solo estro, ispirazione, fantasia e ricerca, oggi bisogna essere artisti e imprenditori di se stessi, bisogna avere la concretezza della realtà e conoscere le giuste formule magiche per vivere nella fantasia.

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C’è stato un momento nella tua storia personale, in cui hai dovuto rimetterti in gioco completamente, ricominciare e rivoluzionare il tuo modo di vedere la tua passione?

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Si certo, quando mi sono accorto che alle doti artistiche bisogna affiancare competenze apparentemente lontane. Quando devi fare i conti con le bollette, con l’affitto, le spese, quando l’amore e la passione per il mio lavoro non sono state più solo nutrimento per l’anima ma anche per il corpo fisico.

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Quando è stato il momento, quel singolo istante in cui ti sei detto per la prima volta “Forse ce la sto facendo davvero”?

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Non posso dire che sia stato uno, accade ogni volta che concludo uno spettacolo e sento nell’energia che si crea con il pubblico quella sensazione che ti fa capire che hai lasciato una bella parte di te a loro e che loro l’hanno accolta con piacere. Quando accade, ed è una sensazione meravigliosa e forse inspiegabile per chi non l’ha mai provata, dentro di me con gioia penso che “ce la sto facendo davvero”.

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Qual è il tuo personale obiettivo da raggiungere entro un anno da oggi? …e qual è il tuo obiettivo fisso, quello che ogni volta ricordi a te stesso?

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Sicuramente la crescita artistica rimarrà sempre il mio obiettivo e non potrà mai essere diversamente, non smettere mai d’imparare. entro un anno da oggi il mio obbiettivo è quello di raggiungere una stabilità maggiore grazie al mio lavoro.

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Vivi un rapporto particolare con i luoghi in cui hai lavorato? Esistono luoghi dove sei riuscito a sviluppare al meglio la tua passione?

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Le emozioni più grandi le ho provate in strada, quando ero lì per mia scelta, senza obblighi, pretese o cachè, ma solo per me, per il mio piacere, e per quello di chi ha deciso di fermarsi ad ascoltare, sono i luoghi grigi di vita quotidiana che sono riuscito a colorare.

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Come vivi il tuo rapporto con i social? Li sopporti o diventano stimolo?

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Più che stimolo sono una necessità, certo oggi permettono di aggiornarsi, rimanere in contatto, vedere cose nuovo o lontane, ma più di tutto sono diventati necessari anche per questo lavoro.

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Credi che ad oggi ci siano luoghi ed eventi di confronto per il tuo lavoro?

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È stata proprio la necessità di creare luoghi ed eventi di confronto chi ha spinto me e i miei colleghi dell’aps Un clown per amico ad investire tanto nell’apertura della prima scuola di arti circensi di Bari Circobotero.\r\nUn luogo dove si cerca di mettere in rete conoscenze ed esperienza per permettere non solo agli addetti ai lavori ma anche a chi è lontato da questa realtà di entrare in contatto con questo mondo.

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La passione che sviluppi ha un suo proprio linguaggio specifico? Nel tempo son stati creati siti internet dove potremmo curiosare e provare ad entrare nel tuo mondo?

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Internet ha aperto un grande portone su questo mondo che prima era di pochi, oggi basta digitare le giuste parole per sbirciare dentro questo mondo.

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Se un ragazzo di oggi decidesse di intraprendere la tua strada, cosa consiglieresti? Accetteresti apprendisti?

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Vuoi che sia il tuo lavoro? Fallo se ne sei innamorato, perché solo l’amore e la passione saranno la giusta ricompensa. E mostra rispetto per questo mestiere e per chi lo pratica. Non è facile, non è sicuro, non è ordinario e non è prevedibile, ma può essere molto gratificante. Si accetto apprendisti ma non mi reputo un maestro, insegno le mie arti e ho ragazzi che seguono i miei corsi, ma a nessuno insegno perché diventi il suo mestiere,io posso solo aiutare la passione a crescere in loro… poi se son rose…

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