“Mi hanno costretto ad uscire dal carcere bendato”. Hakim Nasiri, il 23enne afgano accusato dalla Dda di Bari di terrorismo internazionale, racconta gli ultimi attimi prima della sua scarcerazione, avvenuta ieri, dopo 48 ore dal suo fermo.\r\n\r\nAccanto a lui c’è il suo avvocato Adriano Pallesca, che lo ha seguito in questo caso complicato, dove Hakim era indagato insieme ad altre 5 persone. Per l’afgano era stato disposto il fermo sulla base delle prove trovate nel suo cellulare, tra cui vi erano foto di Hakim con un mitra in mano (che aveva dichiarato essere un giocattolo) e davanti a quelli che gli inquirenti presumevano fossero obiettivi sensibili, come il porto di Bari e l’Ipercoop di Santa Caterina.\r\n\r\n”Ho incontrato il mio avvocato questa mattina, quando sono venuto in Questura a ritirare i documenti della scarcerazione. Già ieri ci eravamo sentiti attraverso Facebook, non mi hanno permesso di vederlo non appena uscito dal carcere. Avevo chiesto loro dove fosse, dove fossero i giornalisti. Il poliziotto che mi ha scortato mi ha risposto in italiano – che io non capisco – e mi ha indicato una via secondaria”.\r\n\r\nCosì Hakim non ha potuto subito incontrare il suo legale, né parlare con i giornalisti, asserragliati davanti al carcere di Bari per tutto il pomeriggio in attesa di una sua dichiarazione. “Volevo parlare con i giornalisti, dire loro che Hakim non è un terrorista, che non ha fatto nulla di male, ma non me li hanno fatti incontrare”.\r\n\r\nOra Hakim è pronto ad iniziare una nuova vita. “Sto aspettando di avere il permesso di soggiorno – racconta – poi mi comprerò una casa in Italia e aprirò un negozio, magari un internet cafe.

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