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BARI – Torna in libertà Tina Laquale, l’ex funzionaria dell’Ateneo di Bari al centro dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nelle prove scritte degli esami di abilitazione degli aspiranti avvocati baresi che si svolsero nel dicembre del 2014.

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La donna era ai domiciliari dal 15 aprile scorso. I giudici del tribunale della Libertà, accogliendo il ricorso dei difensori della donna, gli avvocati Raffaele Quarta e Giancarlo Chiariello, hanno annullato l’ordinanza con riferimento alle accuse di falso, confermando però i gravi indizi sulla presunta truffa per essersi assentata dal luogo di lavoro. Secondo il giudice non sussistono più esigenze cautelari, essendo l’ex funzionaria ormai in pensione.

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Il tribunale del Riesame ha anche annullato l’ordinanza per le accuse di falso per la figlia della donna, la funzionaria dell’ufficio Adisu, Innocenza Losito, ma ha confermato i gravi indizi per i reati di truffa, corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio. Nei giorni scorsi era tornata libera la terza persona arrestata nell’ambito del procedimento, l’avvocato Giuseppe Colella. Per lui c’era stato una modifica della misura cautelare, passando dai domiciliari all’interdizione.

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Le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Luciana Silvestris, avevano portato alla luce un complesso sistema per consegnare agli aspiranti avvocati gli elaborati. Dopo la chiusura delle indagine, la Procura ha contestato ai tre e ad altre 15 persone (tra cui ci sono candidati, genitori, un funzionario della Corte d’appello, componenti della commissione e docenti universitari che avrebbero contribuito ad alterare le prove) i reati di falsa attribuzione di un lavoro altrui, falso ideologico, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, corruzione e truffa aggravata i danni dello Stato.


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