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Max BoccasileFinalmente dopo sei ore di viaggio sono arrivato a Riccione.
 La riviera romagnola è bella, sembra di essere a Las Vegas: hotel di lusso si alternano a locali commerciali e ristoranti per i turisti con una cadenza metodica e costante. La gente mi guarda, mi sorride, mi scatta alcune foto…non sono nessuno io, non guardano me, guardano la mia moto. Neanche lei è qualcuno, ma ha un vestito, un vestito speciale. 
Poco prima di partire alla volta di Riccione, ho cambiato le carene del mio CBR 929 RR: ora la mia moto è uguale a quella del Sic, quella di Marco Simoncelli.
 E’ per lui che sono qui, per incontrare i suoi amici, per abbracciare il suo babbo, la sua mamma…la Kate, per rendermi utile in qualche modo, una sorta di viaggio spirituale in cui ciò che mi potrà rendere felice sarà semplicemente l’essere qui.\r\n\r\n

Marco Simoncelli Tribute X
Marco Simoncelli 
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Fra qualche giorno si disputa il Gp di Misano, ma non sono qui per sentire il rombo delle moto o per vedere da lontano qualche pilota blasonato, sono in questa terra per incontrare un amico che non ho mai conosciuto, un amico con cui ho riso, ho esultato e ho pianto…tanto.
 Sono in perfetto orario sulla tabella di marcia, anzi in anticipo. In realtà sarei dovuto arrivare il giorno dopo a Riccione, ma la paura di avere qualche contrattempo o di essere costretto a soste prolungate a causa della pioggia che sta bastonando l’Italia intera, mi ha convinto a partire un giorno prima, ed infatti sono arrivato un giorno prima.\r\n\r\n

Chiamo in Hotel, chiedo se sia possibile avere quella stanza a nome Boccasile che avevo prenotato per il giorno dopo già da questa sera, e mi dicono di no. Tuttavia, mi dicono che se fossi stato in grado di adattarmi, mi avrebbero sistemato in un piccolo monolocale adiacente alla struttura.
 Arrivo qualche minuto dopo…Hotel Liane di Riccione, mi accoglie una simpatica ragazza campana, scambiamo due chiacchiere, mi guarda un po’ strano e mi porta in stanza. La ringrazio per avermi trovato una sistemazione, lei continua a ripetermi che è solo momentanea, che non è quella la caratura dell’hotel e che il giorno dopo avrei avuto la mia camera. La ringrazio ancora e la tranquillizzo spiegandole che per me è già tanto quello che lei era riuscita a fare.\r\n\r\n

Ragazza che fumaMi guardo attorno: non è una reggia, ma meglio che dormire per strada! 
Il giorno dopo sarebbe stata una giornata importante per me, ricca di cose da fare…mi faccio una doccia, mi stendo un po’ sul letto e poi decido di andare fuori a fumare una sigaretta. Si lo so, non dovrei farlo, non dovrei fumare…
 “C’è chi fuma per vizio, chi per noia, chi per darsi un tono e chi solo perché a smettere non ce la fa. 
C’è chi fuma perché proprio gli piace, gli piace il gesto di accenderla, di tenerla tra le dita, di sentirla tra le labbra. 
Io a dirla tutta, sento che questa sigaretta, ha un sapere che fa schifo, eppure non riesco a farne a meno.
Insomma sì, è una tossicodipendenza anche questa, quindi io sono un drogato. Fumo sigarette e non riesco a smettere perché fumare è l’unica cosa stabile della mia vita, in cui tutto il resto è sempre stato precario”(Vinicio Marchionne – 20 SIGARETTE – di Aureliano Amadei)
. Mi avvicino alla hall dell’hotel e ritrovo lei, la ragazza che mi aveva accolto…i suoi occhi sono un po’ tristi, così come tutti gli occhi di quelli che hanno lasciato la propria terra, i propri affetti e la propria famiglia per lavorare al nord.
 Lei finge di star bene, ma è una finzione che dura poco, purtroppo riesco a leggere troppo bene le persone per far finta di nulla. Iniziamo a parlare, a raccontarci le nostre storie come se fossimo due amici che non si vedevano da tempo ma si sono sempre cercati, mentre il fumo delle nostre sigarette si accarezza qualche metro sopra di noi.\r\n\r\n

La sua storia non è facile, rimango in silenzio ad ascoltare le sue parole…la parole di una ragazza cresciuta senza un papà andato via di casa, ma nello stesso tempo in cui guardo i suoi occhi grandi come il mare di Sorrento e scuri come la roccia del Vesuvio, provo a immaginare quello che un giorno mio figlio dirà di me, di come mi giudicherà per la scelta che io e la madre abbiamo fatto. Sorrido, non le dico nulla, ordino un rum e tento di comprendere il suo stato d’animo.
 Le persone buone, le riconosci dagli occhi. Rimangono bassi mentre parlano e diventano lucidi quando parlano con le parole del cuore, parole che troppo spesso fanno più male di lame arrugginite mentre trafiggono la nostra carne.
 Lei è forte, si vede…lo è diventata per colpa della vita, ma ha grandi sogni e grandi spalle, le stesse su cui si è appoggiata nei momenti più duri. Non so quella sera quanto abbiamo fumato, bevuto e parlato, so solo che tutto questo ha fatto bene sia a me che a lei. 
Provo a raccontarle la mia vita, ma è troppo complicata…troppi “perché” senza risposte, troppe cose accadute senza un apparente motivo logico. Lei mi fissa immobile, ogni tanto mi sorride…sta facendo esattamente quello che ho fatto io con lei, qualche istante prima. Eravamo due perfetti sconosciuti che avevano bisogno di parlare forse proprio con altri due perfetti sconosciuti, forse per non essere giudicati, forse perché va bene così.
 Arrivano le tre del mattino e noi siamo ancora lì ad ascoltarci senza parlare.
 Alla fine ci salutiamo, un po’ più felici di prima ma entrambi malconci per quel viaggio dentro noi stessi che a volte non si può e non si deve evitare di fare.\r\n\r\n

Gli occhi mi si chiudono, sono davvero stanco…Finalmente il mio viaggio è finito…la mia storia è finita. 
A volte viaggiamo convinti di trovare qualcosa in altri luoghi, ma il più delle volte abbiamo solo bisogno di allontanarci da noi stessi per guardarci da lontano e capire davvero chi siamo.
 Ora vado a letto. Buonanotte ragazzi, vi auguro di trovare in voi stessi quello che avete sempre cercato.


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