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In Puglia si ricorre troppo al ricovero anche quando non servirebbe, non a caso il tasso di ospedalizzazione è più alto della media nazionale ed è in testa alla “classifica” assieme a Sicilia e Campania. Questo comporta che c’è una spesa eccessiva, uno spreco di danaro pubblico che potrebbe essere evitato: basti pensare che il 72% del costo della malattia oggi in Italia dipende dal ricovero ospedaliero, un paziente quando si aggrava 7 volte su 10 ricorre al pronto soccorso e si ricovera. I dati sono stati resi pubblici da Roberto Walter Dal Negro, specialista in Pneumologia e dirigente della sezione di Pneumologia del Centro medico specialistico (CEMS) di Verona, durante il primo seminario nazionale dedicato alla pneumologia che è in corso ad Alberobello sino al 29 ottobre ed è patrocinato dal ministero della Salute.\r\n\r\nLuminari, ricercatori e professori universitari di tutto il mondo si stanno confrontando in queste ore in Puglia sull’assistenza alle malattie respiratorie croniche nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e regionale, il riordino sanitario regionale, il ruolo del paziente polmonare, l’aderenza terapeutica e gli effetti della sigaretta elettronica. In previsione anche di quello che si discuterà in Senato il 3 e 4 novembre riguardo la gestione delle malattie respiratorie croniche in riferimento al decreto Balduzzi e che potrebbe essere il preludio di una rivoluzione sanitaria.\r\n\r\nSecondo gli specialisti se si sviluppasse bene la rete sanitaria che già esiste tra ospedale, medico curante e farmacista i costi per paziente si ridurrebbero dell’85%. “Un singolo Drg, un ricovero ospedaliero – chiarisce Emmanuele Tupputi, consigliere nazionale della Società italiana di pneumologia – può costare fino a 4mila euro. Sarebbe da aggiungere poi, il costo dell’apparecchio e dell’ossigeno. Tuttavia se il paziente polmonare aderisse effettivamente alla sua terapia, i costi scenderebbero a 600 euro l’anno”. E aggiunge: “Nel mio ambulatorio ad Andria abbiamo sviluppato un progetto che prevedeva l’assistenza domiciliare con un gruppo di lavoro composto da uno specialista in rianimazione, un medico di medicina generale, un medico del distretto, un infermiere e un pneumologo. In 3 anni abbiamo raddoppiato i risultati: siamo passati dalle 4.243 prestazioni del 2013 alle 7.221 del 2014, alle 8.864 del 2015”.\r\n\r\nDurante il seminario si è parlato anche di governance e Stefano Nardini, presidente Centro studi Sip, Società italiana di pneumologia suggerisce un ritorno alla centralizzazione: “La delega per le Regioni sulla Sanità ha portato a uno spreco di denaro pubblico e anche a disparità di cure nei confronti di cittadini di differenti regioni. Sarebbe il caso di ritornare a un modello centralizzato. Non c’è dubbio che ci sono in Italia delle Regioni che marciano meglio sulla sanità di altre, e queste possono costituire un modello per tutte le altre”.\r\n\r\n 


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