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Tutte ridotte in appello le condanne inflitte ai sette imputati accusati di tre fatti di sangue avvenuti a Bari nella primavera del 2013. Si tratta dell’omicidio del boss del quartiere San Pasquale di Bari Giacomo Caracciolese, ucciso il 5 aprile 2013; del triplice omicidio del quartiere San Paolo del 19 maggio 2013, in cui furono uccisi a colpi di Kalashnikov Vitantonio Fiore, Antonio Romito e Claudio Fanelli; e del tentativo di omicidio del pregiudicato Domenico Cantalice.\r\nLa Corte di Assise di Appello di Bari (presidente Raffaele Di Venosa) ha confermato l’impianto accusatorio riconosciuto in primo grado, al termine di un processo celebrato con il rito abbreviato, concedendo a tutti gli imputati le attenuanti generiche. Anche in questo grado di giudizio non è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, così come contestata dal pm della Dda di Bari Roberto Rossi, perché quei delitti furono definiti «d’onore».\r\n\r\nI giudici hanno quindi condannato il pregiudicato Donato Cassano, reo confesso dell’omicidio Caracciolese, a 18 anni di reclusione (in primo grado condannato a 30 anni). Per il triplice omicidio la Corte ha ridotto a 20 anni di reclusione dall’ergastolo Nicola Fumai. Per il tentato omicidio Cantalice condanne a 10 anni (rispetto ai 20 del primo grado) per Vito De Tullio, a 8 anni (rispetto ai 12 del primo grado) per Luigi Milloni, a 7 anni e 4 mesi (da 12 anni) per Vito Milloni e Michele Lanave. Condanna ridotta da 1 anno a 8 mesi di reclusione per Giuseppe Ranieri, accusato di favoreggiamento. Le motivazioni della sentenza si conosceranno fra 90 giorni.\r\nI giudici hanno inoltre confermato la condanna per Fumai al risarcimento danni famiglia nei confronti della famiglia di Fanelli, costituita parte civile. Per il triplice omicidio è ancora in corso dinanzi alla Corte di Assise di Bari il processo di primo grado a carico di Antonio Moretti, che ha confessato il delitto


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