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La guardia medica rifiuta una prescrizione medica ad una donna che si era appena operata alla testa e che aveva bisogno dei farmaci. La situazione si è aggravata e la donna è finita al Di Venere in codice rosso. La denuncia è stata fatta direttamente al Movimento Cinque Stelle dal figlio della donna.

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La denuncia del figlio

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“Mia madre da diversi anni soffre di cefalea. Lo scorso giugno ha praticato un accesso al Pronto soccorso dell’ospedale di Carbonara dove ha eseguito una tac del cranio che ha mostrato una lesione della regione ipofisaria”, racconta il figlio. La donna è stata quindi operata in Molise, precisamente a Pozzilli in provincia di Isernia, dove c’è un centro specializzato in neurochirurgia.  La donna è stata quindi dimessa il 7 dicembre e gli infermieri si sono dimenticati di dare i farmaci necessari: cortone acetato, minuril e flebocort da iniettare nei casi di estrema disidratazione e di recupero ormonale, in previsione del lungo tragitto per ritornare in Puglia ed in vista del giorno dell’Immacolata e quindi festivo per i medici di base.

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“Nella notte tra il 7/12 e 8/12 – continua la denuncia –  non avendo i suddetti farmaci che le forniscono l’apporto ormonale giornaliero e il controllo dei liquidi corporei, è svenuta sbattendo violentemente la testa contro lo spigolo di un muro – continua il figlio –  abbiamo chiamato il 118 che tempestivamente si è recato a casa, e compresa la situazione, ci ha consigliato di rivolgerci alla guardia medica del Comune di Noicattaro per avere una prescrizione medica ed ottenere attraverso la farmacia di turno non solo il cortone acetato e minuril ma soprattutto il Flebcort che l’avrebbe aiutata sin da subito a star meglio. A questo punto ci siam recati al Comune ( luogo dove adesso è ubicata la sede) alle ore 5:30, e ci siam visti negata la possibilità di ottenere la prescrizione medica, poichè il signore in sede, poteva farle solo alle ore 8:30, rifiutandosi quindi di ascoltare il caso in se e valutare la gravità della situazione”.

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Alle 6 la situazione è peggiorata. La donna è stata portata al Di Venere in codice rosso.

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“Il ricovero – continua il figlio –  è avvenuto in postazioni al limite del legale, in sala d’aspetto in barella il primo giorno, il giorno seguente nella stanza dell’infermeria, causa il sovraffollamento, e perchè non potendosi raffreddare e starnutire per l’intervento da poco affrontato, non poteva stare a contatto con altri pazienti. Altro aspetto fondamentale è stata la mancanza dei farmaci interessati in tutta la struttura ospedaliera, infatti li abbiamo procurati noi per tutta la degenza ospedaliera. Il caso è stato seguito dal primario del Di Venere e dalla sua equipe di medici ed infermieri. Nelle condizioni in cui versa la struttura, e con tante difficoltà, sono riusciti a restituirmi mia madre, a questi va il mio più grande ringraziamento”.

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La denuncia dei Cinque Stelle

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“Questa assurda storia – denuncia il consigliere regionale Mario Conca del Movimento Cinque Stelle –  racchiude in sé molte delle criticità che affliggono il nostro sistema sanitario regionale che non riesce ad essere efficace, tempestivo ed economico. Se la guardia medica avesse assolto con coscienza al lavoro per cui è pagata, avremmo evitato un ricovero costoso, non avremmo fatto rischiare la vita alla signora e oggi non ne starei a parlare. Spero che il direttore generale, che ho informato, possa sollevarlo dall’incarico nelle more che l’h16 in discussione soppianti un servizio dannoso oltre che inutile. Se non fosse stato per la neurochirurgia del Di Venere forse non avremmo potuto raccontare questa storia con distacco, ma qualcuno si è chiesto perché vengono utilizzate le barelle? Sarà perché il reparto è sempre pieno dovendo assolvere ad una funzione imprescindibile e necessaria al bacino d’utenza? Perché, allora, dal piano di riordino ospedaliero è stata invece cassata?”.

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1 COMMENTO

  1. preso atto della mancata pubblicazione da parte da parte della vostra testat della replica della Fimmg Continuità Assistenziale Puglia ad un politico regionale, ne riporto qui il testo\r\n\r\npopulismo, demagogia, qualunquismo sono virus che si diffondono con grande facilità creando gravi danni ad una servizio pubblico che, con enorme sacrificio ed abnegazione, garantisce la salute dei cittadini. Abbiamo appreso nei giorni scorsi dai mezzi di informazione di un episodio, tutto ancora da chiarire, avvenuto a Noicattaro (BA) e relativo ad un presunto rifiuto di prescrizione di farmaci da parte di un medico di Continuità Assistenziale. Non è nostra intenzione entrare nel merito di una vicenda che, per come è stata raccontata e per le dichiarazioni che l’hanno accompagnata, presenta molti aspetti che appaiono poco chiari e a tratti contraddittori.\r\n \r\nQuindi, pur avendo (noi) ben chiari quali siano su base normativa i compiti e le funzioni della Continuità Assistenziale, non intendiamo assolutamente innescare una sterile polemica che può mettere in moto un rimpallo di responsabilità fra le diverse parti in causa del sistema sanitario regionale (Ospedale, Servizio di Emergenza – Urgenza, Continuità Assistenziale, Farmacia). Non ci stupisce, peraltro, che una problematica drammatica vissuta da un paziente venga utilizzata a largo raggio per attacchi politici.\r\n\r\n\r\n \r\n \r\nMa la politica non è nostra materia e ce ne teniamo ben lontani, se non per quel che concerne la possibilità di proporre le nostre idee e di mediare con i governanti di turno per il miglioramento dell’assistenza ai cittadini e delle condizioni lavorative dei colleghi. Ciò su cui invece abbiamo il dovere di intervenire fermamente è la difesa dell’immagine e della professionalità dei colleghi che rappresentiamo.\r\n \r\nDare per certa la colpevolezza di un professionista e richiedere a mezzo stampa che venga sollevato dal posto di lavoro, è una attività che non crediamo né coerente con uno stato di diritto, né utile a favorire un proficuo rapporto fra medici e pazienti. Più volte, nelle sedi istituzionali e sui mezzi di informazione, abbiamo ricordato gli innumerevoli episodi di violenza subiti dai colleghi nelle sedi di Continuità Assistenziale, spesso sprovviste di ogni basilare misura di sicurezza; esacerbare gli animi inasprendo i toni non giova al rapporto medico-paziente ed è attività di cui deve ritenersi responsabile fino in fondo chi la esercita.\r\n \r\nNon è inoltre accettabile che si definisca la Continuità Assistenziale “un inutile spreco, che però può avere risvolti drammatici”, facendo per giunta esplicito riferimento ad un possibile nocumento alla salute dei pazienti a seguito di accesso al servizio. E’ forse utile ricordare che ogni notte e durante tutto il weekend ed i giorni festivi, 1100 medici di Continuità Assistenziale nella nostra regione hanno garantito, secondo gli ultimi dati del Ministero della Salute, 5 milioni accessi al servizio dal 2007 al 2013 (più di 700.000 all’ anno), in condizioni sempre più difficili ed operando con coscienza e con la massima abnegazione, anche per sopperire alle carenze del sistema. Poche cifre, quelle appena riportate, che definiscono le dimensioni del servizio di ex guardia medica nella nostra regione e che fanno pensare come forse sia davvero poco rappresentativa dell’opinione della popolazione pugliese la definizione di “servizio dannoso oltre che inutile”.\r\n \r\nMa la nostra non è la difesa incondizionata di un sistema che comunque ha criticità (a partire dall’isolamento in cui opera medico) da noi stessi più volte denunciate. Migliorare l’assistenza attraverso una riorganizzazione delle cure sul territorio si può. Anzi si deve. Non solo perché ne siamo convinti, ma perché dal 2012 è un obbligo di legge (L. 189/2012) da assolvere nel prossimo Accordo Collettivo Nazionale per la Medicina Generale. Attraverso le Aggregazioni Funzionali Territoriali ed il Ruolo Unico sarà possibile integrare colleghi che lavorano in due settori attualmente separati (Assistenza Primaria e Continuità Assistenziale) in un’ unica figura professionale ed in team allargati, in grado di organizzare un’ assistenza più efficace al cittadino relativamente a domiciliarità, cronicità e prevenzione, con conseguente riduzione di accessi al pronto soccorso e di ricoveri. Si tratterebbe quindi di un modello di assistenza – sia che venga realizzato in attività H16, sia che copra le l’intera giornata – in grado di valorizzare ulteriormente le professionalità già coinvolte nel mondo della Medicina Generale, a vantaggio del cittadino.\r\n \r\nCome Fimmg noi continueremo a lavorare per questi obiettivi, coinvolgendo i cittadini e rinsaldando con loro l’alleanza per una Sanità migliore. Certo dopo 4 anni di mancata applicazione della legge Balduzzi e a seguito dell’ennesimo attacco scomposto alla nostra categoria, vien naturale chiedersi: quali obiettivi a favore del cittadino e dei lavoratori ha la politica?\r\n\r\nDott. Pietro Drago\r\nSegretario Regionale Fimmg Continuità Assistenziale Puglia

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