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Era steso su una panchina, rannicchiato, per provare sino all’ultimo istante di vita a combattere contro il freddo, ma non ce l’ha fatta. Il clochard – 42 enne – è morto, segnando così l’inizio del nuovo anno. E’ morto in una piazza ancora troppo buia, ha cercato riparo ma non l’ha trovato. Oggi lì – dove il corpo senza vita del clochard è rimasto tutta la notte – non c’è neanche un fiore. Nessuno lo ricorderà il 42enne morto di freddo. Dopo lo sdegno iniziale, le parole strette tra i denti, la pena che dura troppo poco, gli sguardi tornano fissi sui cellulari. Si sa, domani è un altro giorno e tutto si dimentica.

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Certo, quella piazza è buia e mancano le telecamere. Forse se qualcuno lo avesse visto,  forse. Dal Comune ricordano – a quanti non lo sapesse – che le telecamere stanno arrivando. E anche una maggiore illuminazione. Ma la luce non riscalda una città che non ha tempo di riflettere. Dopo poche ore dalla morte del clochard, le associazioni hanno fatto un appello: “Abbiamo bisogno di coperte”. Ed è partita una gara di solidarietà per evitare un altro dramma nei prossimi giorni. Eppure quella panchina è lì, senza un fiore, senza che nessuno voglia ricordare che un uomo la notte del 1° gennaio, mentre tutti erano con la famiglia o con gli amici, è morto di freddo. Chissà se esistono anche coperte per proteggere dalla peggiore delle indifferenze.


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