C’è anche il nome di Adriana Diomede tra quelli finiti nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia che ha portato a 14 indagati tra il Barese e il Foggiano. Gli investigatori la indicano come referente del clan Diomede e contestano, a vario titolo, episodi legati al voto di scambio politico-mafioso, alla corruzione elettorale e a tentativi di estorsione nelle campagne foggiane.
Secondo l’accusa, l’ex sindaco di Modugno Nicola Bonasia e l’ex consigliere regionale Filippo Melchiorre Lopez avrebbero accettato la promessa di sostegno elettorale anche da parte di Adriana Diomede in occasione delle amministrative a Modugno. In cambio, sempre secondo la ricostruzione della Procura, ci sarebbe stata la disponibilità a favorire la candidatura della figlia di una conoscente della donna al Consiglio comunale, oltre alla promessa di posti di lavoro e altre utilità.
Nelle carte dell’inchiesta compare anche un presunto episodio di corruzione elettorale ordinaria. Bonasia e Lopez, insieme a Franco Antonio Stallone, Michele Stallone e Vincenzo Stallone, sono accusati di avere influenzato il voto promettendo vantaggi di diverso tipo agli elettori, tra cui lavori comunali e opportunità occupazionali, in cambio di pacchetti di preferenze.
Un altro filone riguarda invece Bonasia e Maglietti. Quest’ultimo, secondo la Procura, avrebbe promesso voti facendo riferimento alla possibilità di ottenere posti di lavoro e altri benefici, con l’aggravante mafiosa legata al presunto richiamo al clan Parisi.
L’indagine si sposta poi nel Foggiano, in particolare nelle campagne di Orta Nova, dove vengono contestati tre tentativi di estorsione ai danni di imprenditori agricoli tra ottobre e novembre del 2023. Nel primo episodio Felice Giuliani, Vincenzo Costantino, Raffaele Strafile e un uomo non identificato avrebbero cercato di ottenere 20mila euro da un imprenditore agricolo per consentirgli di continuare la raccolta nei campi. La somma, secondo gli inquirenti, sarebbe stata presentata come anticipo di un presunto debito da 100mila euro. Il tentativo non si sarebbe concretizzato perché la vittima avrebbe manifestato l’intenzione di rivolgersi alle forze dell’ordine.
Un secondo caso riguarda un altro imprenditore agricolo, al quale sarebbero stati chiesti tra i 50mila e i 70mila euro con la minaccia di impossessarsi o danneggiare il raccolto di peperoni e carciofi. Anche in questo episodio la Procura contesta l’aggravante del metodo mafioso e richiama il coinvolgimento di Michele Parisi, nel frattempo deceduto, ritenuto vicino all’omonimo clan.
Infine c’è un terzo imprenditore che, secondo l’accusa, avrebbe ricevuto una richiesta da 20mila euro per un presunto debito di 200mila euro nei confronti di Felice Giuliani. Anche questo episodio, però, non sarebbe andato a compimento per cause indipendenti dalla volontà degli indagati.