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Conoscere le tradizioni attraverso l’uso della lingua. Con due eventi organizzati dal progetto “oMaggio a Bari” di Vito Signorile, si è celebrata oggi, 17 gennaio, la Giornata nazionale del dialetto.

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Nella mattinata, l’assessore Paola Romano – insieme al presidente e vicepresidente della commissione Culture Giuseppe Cascella e Filippo Melchiorre – è intervenuta all’evento organizzato a Palazzo di Città, a cui hanno partecipato gli studenti del Perone Levi e del Duse di San Girolamo.

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“L’amministrazione – ha affermato l’assessore Romano – ritiene che la lingua sia uno strumento di comprensione della storia e dell’identità culturale di una comunità e che contenga il Dna di un popolo. Siamo consapevoli che le singole parole del nostro dialetto, che spesso racchiudono significati diversi a seconda del contesto nel quale vengono pronunciate, costituiscono un patrimonio inestimabile che non va disperso, perché raccontano davvero chi siamo. Il dialetto è una lingua vera e propria, è cultura, va amato e certamente insegnato nelle nostre scuole”.

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La festa della baresità

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La “Festa del dialetto” è proseguita nel pomeriggio, nel Museo Civico in Strada Sagges 13, con letture e performance di poeti contemporanei, attori e musicisti. Durante l’evento presente anche l’assessore alle Culture Silvio Maselli.  Inoltre è stato ricordato, in apertura della manifestazione, Gaetano Savelli, che ha tradotto la Divina Commedia in dialetto barese.

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“La riscoperta del nostro dialetto – ha sottolineato Filippo Melchiorre – è fondamentale soprattutto per la formazione delle generazioni più giovani, alle quali chiediamo simbolicamente di custodire gelosamente e orgogliosamente le tradizioni dei loro avi. È necessario portare con sé queste tradizioni, ovunque andiamo, e riscoprire la bellezza della nostra città e della sua storia. Iniziative come questa servono a riallacciare il rapporto tra i cittadini baresi e la loro splendida storia, che negli ultimi anni si era come disperso”.

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“Mettendo in comune proposte e idee -conclude Vito Signorile – si è riusciti a offrire qualcosa alla città. Da noi il dibattito sul dialetto è in verità molto antico, e ci ha aiutato a uscire da un lungo periodo nero, nel quale questo linguaggio è stato perseguitato. Adesso, l’interesse nei suoi confronti è rinato e auspico che riprenda il proprio rango di lingua scritta e parlata, e venga insegnato anche alle generazioni più giovani”.

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