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La provincia barese è sempre più multietnica: il primo gennaio dello scorso anno – dati Cgil Puglia – erano 41.082 i residenti stranieri sul territorio (12.495 nella sola Bari), un numero cresciuto del 3 per cento rispetto al dato del 2015. Il rapporto fornito dal sindacato pugliese mostra più nello specifico la composizione degli stranieri sul territorio: rispetto al totale della popolazione barese, gli stranieri sono il 3,3 per cento, percentuale che lievita se parliamo su scala regionale. Un terzo del totale dei pugliesi stranieri risiede a Bari o in provincia. Se parliamo di extracomunitari, invece, il numero scende a 37.442, di cui il 51,2 per cento è titolare di permessi di soggiorno per lungo-soggiornanti, il 13,8 per cento è titolare di permessi di soggiorno a tempo determinato per motivi di lavoro, il 15,9 per cento per motivi di famiglia e il 16,9 per cento per motivi di asilo o umanitari.

La piattaforma per l’inclusione dei migranti

Dati importanti, quelli forniti da Cgil Puglia, che impongono una riflessione specifica sulle modalità di integrazione dei migranti sul territorio. Proprio su questo tema il sindacato aprirà una serie di tavoli di confronto, riunendo a Bari 25 organizzazioni, associazioni e comunità impegnate nel campo dell’immigrazione. A tal fine è stata sottoscritta oggi nella sala della Città metropolitana dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil provinciali, insieme ai responsabili delle associazioni e delle comunità, la “Piattaforma per l’inclusione dei cittadini migranti nell’area metropolitana di Bari”.

“Punto chiave – spiegano dal sindacato – sono i Consigli territoriali per l’immigrazione, che coinvolgono una molteplicità di attori sociali, economici, istituzionali, del mondo della cultura, dell’università e dell’associazionismo e che rivestono il ruolo fondamentale di indicatori delle priorità degli interventi e delle politiche più aderenti al territorio utili a favorire l’integrazione dei cittadini stranieri nella società. Tutto questo dentro la cornice del Piano regionale triennale sull’immigrazione che va ripreso nei suoi contenuti aggiornato e innovato e posto in tempi ravvicinati al confronto con le organizzazioni sindacali, le associazioni e le comunità”.

Gli stranieri e l’istruzione

Dai dati forniti dalla Cgil risulta anche che sono più di 8mila i minorenni stranieri nel Barese, un quinto dei migranti residenti sul territorio. Gli studenti stranieri iscritti nell’anno scolastico 2015/2016 sono stati 7283 (di cui il 45,5% nati in Italia), 1451 quelli iscritti nelle scuole per l’infanzia (di cui il 77,5% nati in Italia); 2460 nella scuola primaria (di cui il 58,6 per cento nati in Italia), 1496 nella scuola secondaria di primo grado (di cui il 41,9 per cento nati in Italia) e 1876 nella scuola secondaria di secondo grado (di cui il 6,4 per cento nati in Italia).

“La notevole differenza – commentano dalla Cgil – tra la presenza nella scuola primaria rispetto a quella secondaria fa emergere due importanti aspetti. La differenza è da ricondursi alla giovane età degli studenti stranieri, e dall’altra, alla più precoce uscita dalla scuola di molti figli di immigrati. Nella scuola primaria la quota dei nati in Italia tra gli stranieri sfiora, infatti, il 60 per cento e in quella dell’infanzia addirittura l’80 per cento”. Significativamente minore il il numero degli studenti universitari nella provincia di Bari: 828.

Più di mille stranieri hanno acquisito la cittadinanza italiana nel Barese

Sono 1029 i residenti nel Barese che nel 2015 hanno acquisito la cittadinanza italiana (il 47,8 per cento dei pugliesi). A guardare i dati si nota una continua crescita del numero di domande accettate: nel 2013 erano 475, l’anno successivo 897. Il trend, come confermano dal sindacato, dovrebbe rimanere lo stesso nel 2016, anche se non ci sono ancora dati a riguardo.

Venendo invece all’ambito professionale, i dati Idos mostrano che l’84,4 per cento di tutti gli occupati stranieri lavora in piccole imprese (con meno di 10 impiegati). I settori dove vengono impiegati maggiormente gli immigrati sono: l’agricoltura (31 per cento) e i servizi (39,1 per cento). Terzo posto per il settore edile.


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