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“Ha violato la norma dell’ordinamento giudiziario iscrivendosi a un partito e svolgendovi attività partecipativa e direttiva in forma sistematica e continuativa”. L’accusa arriva dalle toghe del Consiglio superiore della magistratura ed è indirizzata al collega Michele Emiliano, ora presidente della Regione Puglia, colpevole a loro dire di non aver rispettato l’obbligo per la categoria di non essere iscritti ad alcun partito politico.

Il governatore ora sarà quindi “processato” dalla commissione disciplinare del Csm il prossimo 6 febbraio. In particolare, il procuratore generale della Corte di Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, rileva che con le sue cariche dirigenziali ricoperte nel Pd, Emiliano “ha violato la norma attuativa della prescrizione posta nell’art. 98, terzo comma, della Costituzione, posta a garanzia dell’esercizio indipendente e imparziale della funzione giudiziaria e valevole anche – si legge nell’atto di incolpazione – in relazione ai magistrati che non svolgano temporaneamente detta funzione, per essere collocati fuori del ruolo organico della magistratura”.

La replica di Emiliano: “Non temo il giudizio del Csm”

Emiliano, con una nota, ha dichiarato la sua posizione a riguardo. “Sono l’unico magistrato – scrive – nella storia della Repubblica italiana eletto democraticamente dal popolo come Presidente della Regione, al quale la Procura generale della Cassazione contesta l’iscrizione ad un partito politico, nonostante non svolga le funzioni di magistrato da 13 anni causa l’espletamento di mandato elettorale. In questi 13 anni ho sempre fatto politica all’interno di formazioni politiche assimilabili a partiti politici, prima liste civiche e poi nel PD a partire dal 2007”. Il governatore ha anche specificato di aver chiesto l’aspettativa, anche se non richiesta dalla legge, proprio per far cessare l’esercizio delle funzioni e rispettare i divieti imposti ai magistrati.

“I magistrati – conclude Emiliano, richiamando l’articolo 49 della Costituzione – possono sì essere eletti, ma devono rimanere da soli, senza la possibilità di fare politica in partiti o gruppi parlamentari di partito. Dovrebbero dunque farsi eleggere senza candidarsi in liste di partito o iscriversi a gruppi parlamentari.
Che differenza infatti vi sarebbe tra una tessera di partito e la candidatura in un partito o l’iscrizione ad un gruppo parlamentare?Non temo dunque il giudizio del CSM al quale mi rimetto con fiducia”.


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