Arrivati alla seconda settimana di febbraio, è quasi d’obbligo omaggiare una delle feste più amate e odiate dell’anno: San Valentino. Che sia, come dice qualcuno, un’occasione studiata a tavolino per vendere biglietti d’auguri o un momento per festeggiare la sopravvivenza dell’istituzione matrimoniale, la storia dell’arte ci aiuta – ancora una volta – a elevare lo spirito e sciogliere la polemica nell’infinita bellezza dei manufatti umani.

Per questo motivo, si è scelto di ripercorrere secoli di storia con la scelta – del tutto arbitraria – di quattro rappresentazioni dell’amore, a partire dal medioevo: se è davvero “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, con l’arte il viaggio è senz’altro più armonioso.

Giotto, Incontro alla Porta d'Oro, 1303-1305 circa, Cappella degli Scrovegni, Padova
Giotto, Incontro alla Porta d’Oro, 1303-1305 circa, Cappella degli Scrovegni, Padova

Uno dei più celebri baci della storia dell’arte è senz’altro quello – un po’ agée – tra i Santi Gioacchino e Anna davanti alla Porta d’Oro di Gerusalemme. Visitati in sogno dagli angeli, i due anziani coniugi si ricongiungono dopo una dolorosa separazione, entrambi portatori di buone notizie: nonostante la tarda età, infatti, i due potranno concepire una figlia (niente di meno della Madonna). Il racconto del profondo amore coniugale dei due nonni di Gesù è reso da Giotto con il suo stile rivoluzionario che, con l’introduzione dei primi studi prospettici e dell’osservazione dal vero, ha cambiato per sempre la storia dell’immagine.

Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV, Francesco Hayez 1859, Milano, Pinacoteca di Brera
Francesco Hayez, Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV, 1859, Milano, Pinacoteca di Brera

Altro quadro-chiave per il tema, “Il Bacio” di Francesco Hayez, uno degli esempi più famosi del Romanticismo all’italiana. “Il bacio. Episodio della giovinezza. Costumi del secolo XIV” – questo il titolo completo dell’opera – è ambientato in un vago Medioevo e rappresenta il tragico e appassionato bacio tra due amanti. Il messaggio politico è stato celato, dunque, nell’ambientazione fuorviante e nell’apparente sensualità del soggetto: siamo nel pieno dei moti risorgimentali che porteranno – nel 1861 – all’Unità d’Italia e la censura era un problema concreto per gli artisti patriottici come Hayez. La carica romantica fu, tuttavia, recepita dal pubblico e “Il bacio” è diventato – in tempi brevi – il quadro più rappresentativo del neonato Stato italiano.

Edvard Munch, Vampiro, 1893 Munch museet, Oslo
Edvard Munch, Vampiro, 1893 Munch museet, Oslo

Anche se non si tratta di un vero e proprio bacio, l’olio su tela di Edvard Munch è una delle rappresentazioni più interessanti del rapporto uomo/donna, da un punto di vista psicologico. Siamo alle porte del Novecento, la psicanalisi muove i suoi primi passi e il suo impatto sull’arte e la letteratura è devastante. In “Vampiro”, Munch getta sulla tela l’angoscia delle relazioni e la loro tendenza alla prevaricazione, alla dipendenza e alla distruzione. Scrive uno dei suoi primi critici, Przybzewski: “Egli non riesce a staccarsi dal vampiro, né dal dolore e la donna sarà sempre lì, a mordere fino alla fine dei tempi con mille lingue di serpenti…con mille denti avvelenati”. Che dire, buon San Valentino a tutti.

Gustav Klimt, Il bacio, 1907-1908, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna
Gustav Klimt, Il bacio, 1907-1908, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

Per ultimo, uno dei baci in assoluto più famosi della storia dell’arte. Conservato a Vienna, patria del maestro della Secessione artistica, Gustav Klimt, “Il bacio” ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della fama del decorativismo liberty centroeuropeo. La sensualità dei due soggetti, sospesi nella bidimensione dorata di Klimt, riesce a trasmettere calore e materia anche nell’astrazione più raffinata. L’omaggio bizantino, l’uso della foglia d’oro e la postura iconica degli amanti rendono lo spettatore partecipe di un’esperienza preziosa e di una sospensione puramente estetica del sentimento.

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