Gino Boccasile è stato uno dei più grandi cartellonisti di tutti i tempi. Dallo yogurt Yomo ai biscotti Pavesi, dalle caramelle Sperlari alle macchine per cucire Vigorelli, dai cappelli Bantam all’amaro Ramazzotti i suoi manifesti hanno fatto letteralmente la storia della pubblicità. Dalla sua Bari a Milano per lavorare nello studio del grande cartellonista Achille Luciano Mauzan, Boccasile fondò presto una sua agenzia pubblicitaria (la Acta) che sfornerà alcune tra le più celebri campagne pubblicitarie di tutti i tempi e nella quale si formeranno pubblicitari del rango di Gian Rossetti. Le seducenti figure femminili, protagoniste della gran parte dei suoi manifesti, riusciranno a “sedurre” finanche la censura di regime che fece passare sui muri manifesti impensabili per i tempi.

Ma ci furono anche i manifesti per la propaganda e la sua dichiarata adesione alla RSI che certamente non possono aver aiutato a mantenere integro il giudizio su di lui e sulla sua arte. La storia si sa, ha le sue ragioni sebbene il giudizio storico politico abbia spesso prevalso su quello estetico. Le stesse celebrazioni del centenario del futurismo tenutesi alcuni anni fa crearono non poche polemiche e la celebrazione passò quasi sotto tono. E nella indecisione se buttare a mare o salvare l’arte prodotta in quel periodo, la stessa Bari, sessant’anni dopo, ha lasciato marcire un manifesto di Boccasile (Formaggino Mio) ritrovato su di un muro, inspiegabilmente intatto, dopo mezzo secolo. Il peso della storia o, forse, quello dell’ignoranza, hanno fatto perdere una bellissima occasione per la città e per la storia dell’illustrazione.

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