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Parlare del corpo femminile è difficile, ma mai quanto parlare della sua malattia. Jennifer Hayden – però – trionfa senza alcuna ombra di dubbio nell’impresa, scegliendo di rendere l’estremamente complesso, assolutamente semplice. Allora, perché non parlare del tumore al seno partendo dalla storia del seno stesso, che – per una mastectomia totale – ora giace chissà dove, forse nel paradiso delle tette? La storia delle mie tette è la storia di Jennifer, protagonista di un’epopea familiare e sentimentale – nel senso più letterale del termine – e della sua odissea tra visite oncologiche, case di campagna e palestre sessuali. La circondano donne e uomini straordinari, che vivono assieme a lei il gioco drammatico della malattia e della morte.

storia delle mie tette

Sono nata senza tette

Jennifer Hayden conduce – vignetta dopo vignetta – il lettore per mano, partendo dalla sua infanzia e ricongiungendosi con un passato ormai prossimo: questo è il tempo in cui l’autrice si ferma a raccontare la propria storia di sopravvissuta, gustando i ricordi e le sensazioni ormai passate. Così, tra un momento in cui non aveva tette perché non erano ancora cresciute e un altro in cui non ha tette perché le sono state asportate, la Hayden trascorre anni bellissimi, bruttissimi, normalissimi in compagnia del suo seno. Attorno al proprio corpo, l’autrice costruisce la sua identità di donna, maturando la propria sfera erotica e sessuale, ma anche il suo ruolo di figlia – prima – e di madre, poi.

Che sia grande o piccolo, il seno è la tessera di riconoscimento di quel club – piuttosto variegato – che è l’universo femminile: con lui ci si può litigare, confrontare e si può anche arrivare a detestarlo, ma non si può negare che da lui non ci si vorrebbe mai separare. Tuttavia, la Hayden – così come tutte la altre veterane della mastectomia, della quadrantectomia e della chemioterapia – ci insegna che la bellezza più seducente è nell’amore che nutriamo per il nostro corpo e per la nostra vita, nonostante le limitazioni che una malattia può portare.

Tra Frida, Biancaneve e Gesù Cristo

Formatasi come illustratrice per bambini, l’autrice si rende conto che molti adulti – donne e uomini che direttamente o indirettamente hanno affrontato il cancro – hanno parimenti bisogno di essere accuditi da un libro che mostri loro, con leggerezza, un’esperienza positiva. Nelle 349 pagine – scorrevolissime – de La storia delle mie tette, Jennifer Hayden si serve di uno stile puramente espressivo, assolutamente personale, dove i personaggi convivono con i pensieri. La protagonista disegnata – così come quella che disegna – vive con una certa urgenza comunicativa, che la porta a battibeccare con oggetti e passerotti, come una moderna Biancaneve che ai gorgheggi sostituisce punte di irresistibile humour.

storia delle mie tette

Tra le pagine del fumetto, spunta anche un tributo – centrale nel linguaggio metaforico dell’autrice – a Frida Kahlo, personaggio-chiave della femminilità contemporanea. Le donne a cui – nel racconto – è diagnosticato il cancro, diventano cervi in fuga, così come nel famoso quadro della pittrice messicana. Allo stesso tempo, il cartello al collo delle donne-cervo, è un raffinato parallelismo cristologico: Noli me tangere è la frase che Gesù rivolge alla Maddalena, subito dopo risorto, per proibire alla donna di provarne la tangibilità. Di altro non si parla se non del tabù del contatto, che terrorizza il malato che avverte il tocco della morte sul proprio corpo, una volta pronunciata la sentenza del medico. Jennifer Hayden si serve della scrittura e del disegno della sua graphic novel proprio per liberarsi di quel cartello: la bellezza più profonda de La storia delle mie tette, è l’ironia con cui la protagonista affronta ogni ostacolo, insegnando ai lettori che non sarà una risata a seppellirci, anzi, ridere ci salverà la vita.

Zaum


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