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A pochi mesi dall’avvio del progetto di allargamento di via Amendola  e dopo i ritardi per l’apertura della nuova pista ciclabile sul ponte Adriatico, i ciclisti lanciano un appello al sindaco Antonio Decaro di rivedere il percorso.

A farsi portavoce dei dubbi, Lello Sforza. “Dalle immagini diffuse a suo tempo dal sindaco e dall’assessore Giuseppe Galasso – spiega Lello Sforza su Facebook –  si nota che la pista è bidirezionale e corre su un unico lato della strada. La domanda più che banale è la seguente: ma chi abita dal lato opposto della strada che fa? Non può andare in bici in sicurezza? Oppure per imboccare la pista ciclabile deve attraversare una strada a 4 corsie, quindi doppiamente pericolosa e per giunta sprovvista di attraversamento ciclabile, vista l’assenza di apposita segnaletica? Ma anche la pista è a doppio senso di marcia, quindi ci vorrebbe una minirotatoria dentro la pista ciclabile? Insomma chi ha fatto il progetto?”


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3 COMMENTI

  1. Temo non sia solo la questione della pista ciclabile su un solo lato e non solo l’allargamento di via Amendola. Già da molti mesi ho denunciato, come al solito senza riscontro, l’estremo rischio per pedoni (normodotati e ancor più portatori di disabilità) ad attraversare le strade in presenza di rondò. Per quanto nell’immagine di quello prospettato sulla via Amendola siano presenti le zebre, basta avvicinarsi ad una di queste opere per comprendere quanto più difficile, rispetto alla presenza dei semafori, sia oggi l’attraversamento. Le auto sono impegnate a girare, ad entrare e uscire dalla viabilità circolare e spesso a velocità sostenuta: prospettare che un’auto si fermi subito prima di entrare o uscire da un rondò per cedere il passo ad un pedone, è impresa disperata e a rischio di tamponamento per gli stessi veicoli. Su carrozzina, poi, l’impresa è davvero impossibile. L’ho scritto, l’ho scritto, l’ho scritto: ma a che serve ormai, in questa città, sempre più a misura di traffico privato e sempre meno del trasporto pubblico e dei pedoni?

  2. Sto denunciando da tempo le difficoltà che nell’utilizzo dei rondò sono a mio avviso aumentate non solo per i ciclisti, come indicato nell’articolo, ma ancor più per i pedoni, sia normodotati che portatori di disabilità. Infatti, nell’uscita dai rondò l’attenzione dei veicoli è più concentrata sulla manovra e ben difficilmente si tende a rallentare e ancor meno a fermarsi, con il rischio evidente di tamponamento. In ingresso al rondò, i veicoli tendono a concedere più facilmente il passo, ma l’attraversamento è diventato in tutti i casi molto più precario. E’ evidente che i rondò sono destinati ad agevolare un flusso veicolare più costante, ma a svantaggio dei pedoni. Relativamente alle biciclette, lì dove non ci sono piste o queste sono su un solo lato, i percorsi sono più rischiosi.

  3. TUTTE LE ROTONDE CHE STATE FACENDO A BARI perche’ non cercate di farle piu’ piccole dato che ogni volta che passa un autobus blocca sempre tutte le corsie’ non riescendo a girare ,e PER QUANTO RIGUARDA LE PISTE CICLABILI dove ci sono vie strette forse sarebbe meglio integrarle ai marciapiedi e farli promiscui come hanno fatto a Firenze,dato che non e’ che ci sia cosi’ tanto spazio a Bari, avevamo strade larghe e le state rimpicciolendo a danno degli automobilisti e automezzi rallentando il traffico che fin poco tempo fa non era un problema dei baresi come in altre citta’ !!!

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