La Sindrome di De Quervain è una tenosinovite, ovvero un’infiammazione dei tendini che determinano il movimento dell’articolazione del pollice. Nello specifico l’infiammazione è localizzata a livello della guaina dei tendini dell’ abduttore lungo e dell’estensore breve del pollice. Il nome di questo disturbo deriva dal nome del chirurgo svizzero che per primo lo descrisse.

I pazienti affetti da Sd di De Quervain si presentano dal medico lamentando algie al polso e al pollice soprattutto durante movimenti bruschi e ripetuti come avvitare un vasetto o una bottiglia, chiudere i bottoni della camicia ecc.
Alcune pratiche sportive ne favoriscono lo sviluppo: i pallavolisti (ricezioni), gli scalatori, i sollevatori di pesi e tutti gli sportivi che eseguono prese manuali (ballerini, arti marziali).

La diagnosi è generalmente clinica: i pazienti presentano tipicamente dolore all’articolazione, anche alla palpazione della zona interessata, dove è possibile riconosce il tendine ispessito.
Il dolore a volte può risalire lungo l’avambraccio, rendendo impossibili alcune semplici azioni della vita quotidiana (lavare e strizzare i panni, chiude una bottiglia o un vasetto).
Talvolta si associano anche episodi di formicolio al pollice per irritazione di un piccolo nervo sensitivo.

Nel sospetto di Sindrome di De Quervain lo specialista può richiedere un’ecografia muscolo tendinea, utile per poter quantificare l’entità dello stato infiammatorio. Nelle forme iniziali può essere utile applicare un tutore che consenta di mantenere a riposo l’articolazione, evitando tutti quei movimenti che scatenano il dolore. Anche la terapia anti infiammatoria per via orale può alleviare o far scomparire i sintomi  di un De Quervain lieve.

Spesso si rendono necessarie terapie fisiche locali. Ottimi risultati si ottengono sottoponendosi a sedute di laserterapia, meglio se a scansione in modo tale da poter trattare anche la regione del l’avambraccio spesso dolente. Anche la tecarterapia si dimostra un’ottima alleata nella risoluzione del problema.  Nei casi più gravi, nei quali il dolore persiste e interferisce con la vita quotidiana, può rendersi necessario l’intervento chirurgico  seguito da un programma riabilitativo specifico volto al recupero del movimento e della motricità fine delle dita.


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