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Una novità di assoluta importanza di cui si è parlato in questi ultimi giorni, e la cui portata è di svolta epocale, è la tecnologia APPLE PAY. Forse può sembrare una iniziativa di puro marketing per la casa statunitense alla ricerca di nuove fette di mercato.

La Apple, per intenderci, è oggi l’azienda a livello mondiale con la più alta capitalizzazione di borsa: cioè quella che vale di più. Gli I-Phone, venduti al ritmo di milioni al mese, si dividono con pochissime aziende, il controllo del mercato degli smart-phone: un prototipo di telefono cellulare che hanno praticamente inventato. E’ ovvio che sia alla ricerca di prodotti nuovi per diversificare la clientela, sfruttando la forza del marchio e la fidelizzazione di milioni di persone in tutto il mondo. D’altronde non ha cercato lo stesso processo lanciando gli Apple Watch? (Gli orologi da polso che incorporano alcune funzioni del cellulare).

Ma Apple Pay non è un nuovo prodotto, è una rivoluzione tecnologica e culturale. In sostanza, si potrà utilizzare il cellulare (rigorosamente I-Phone) per effettuare pagamenti. Una specie di carta di credito, ma già caricata sul proprio telefono, senza bisogno di codici e in totale sicurezza (per via del controllo con impronta digitale). I più attenti tra i lettori avranno già pensato che non ci sia nulla di nuovo rispetto alle carte di credito contact less (quelle in cui il pagamento avviene senza strisciare fisicamente). Ma la vera rivoluzione, come detto, non è solo tecnologica; è anche culturale. Per molti analisti economici, questo passo significa che i social media hanno iniziato una vera sfida/concorrenza al settore bancario. Apple, che detiene informazioni sui dati e canali di accesso dei propri clienti, di fatto ha avviato un cammino che la porterà ad essere una banca virtuale. Un mix di carta di credito e piattaforma di pagamenti on line. Ecco perché questo avvenimento (che non lascia ovviamente tranquillo il mondo bancario) è un primo passo di una evoluzione storica per l’economia e la finanza. A seguire, gli altri big del mercato globale della rete (Amazon, Facebook, Google) dovrebbero presentare servizi analoghi. E infatti, se già oggi, molti italiani preferiscono comprare un libro su internet, facendolo spedire da San Francisco, piuttosto che nell’edicola sotto casa, perché non potrebbero usare lo stesso sito internet come piattaforma e deposito di denaro? Lo stesso meccanismo, porterà a breve Samsung a studiare forme di pagamento dai propri cellulari, e un numero crescente di aziende (Poste, Vodafone tra le altre) a lanciare carte collegate al sistema Apple Pay. Così come, alcune banche tra le più evolute nella gestione dei pagamenti on line ha già annunciato la possibilità di sfruttare Apple pay per i propri clienti, utilizzando le credenziali bancarie. I nuovi concorrenti delle banche, delle assicurazioni e degli istituti finanziari, saranno i colossi del web.

La seconda considerazione che va fatta, in una analisi di micro economia che toccherà le tasche di tutti: la “guerra al contante” e l’evoluzione dei pagamenti attraverso carte e sistemi tecnologici virtuali, è ormai irreversibile. Oggi l’Italia è uno dei paesi occidentali con la più alta percentuale di pagamenti in contante. Ogni 10 transazioni, solo 4 avvengono con carte, mentre in Svezia o Germania, siamo quasi a 8. Questo dato, è storicamente legato alla struttura socio economico italiana, ma è già in forte evoluzione. In Italia (anche per effetto delle leggi di contrasto al riciclaggio e all’economia sommersa), i pagamenti attraverso carte e sistemi tecnologici diventano ogni anno più presenti. Il fatto che Apple abbia scelto l’Italia, tra i paesi su cui investire maggiormente per lanciare la nuova tecnologia, è emblematico: da qui ai prossimi dieci anni, l’azienda fondata da Steve Jobs, oltre a sfidare le banche (assieme agli altri colossi del web) farà crescere enormemente i pagamenti virtuali. Non è fantascienza pensare che in pochi anni, avremo carte e applicazioni sui nostri computer e cellulari, con i quali comprare beni e servizi in giro per il mondo e sui quali ricevere pagamenti, stipendi e rimborsi. Ecco perché, che siate legati o meno al mondo bancario tradizionale, sentirete parlare molto di queste novità. D’altronde, quando Steve Jobs lanciò il primo Smartphone, nessuno pensava che in un decennio avrebbe spazzato via l’intera gamma di cellulari che dominavano il mercato, inventando un nuovo modo di intendere la telefonia mobile. E chissà “Apple Bank” o “Bank of Facebook” tra 15 anni non sia la prima Banca Mondiale per depositi…


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